Stanotte, sulle mie strade vuote, guidavo come al solito lento, seguendo il flusso dei miei pensieri mentre la musica scivolava via da YouTube. In qualche punto tra Omegna e Gozzano ti ho pensata. Non solo per il tuo compleanno — parola che suona ora lontana, quasi inventata — ma perché sei diventata assenza, e noi due una distanza che non può più trovare forma.
Il vortice del tuo essere ha attraversato i miei giorni come un vento caldo e imprevedibile, scuotendomi anche quando speravo quiete. E ogni tanto mi sorprendo a rivivere i luoghi dove ci siamo persi e ritrovati: un letto disfatto, una tavola disordinata, un divano che si lamentava sotto il peso dei nostri corpi.
Ma più dei luoghi, restano i sensi: graffiati, accesi, scossi. Le forchette lanciate come frecce, le mani che respingevano, le porte sbattute come tuoni in un temporale.
Troppo. Tutto troppo. E allora è meglio evocarti soltanto di notte, con note colorate di sogno, sperando che tu non possa più smarrirti nel mio letto.
Buon compleanno, comunque sia.