Venerdì, dopo qualche mese, ho ricomprato sull’app Too Good To Go una magic box, questa del Penny Market di Gravellona Toce, e, come una specie di madeleine, ho trovato dentro una confezione di arrosticini. Guardando l’etichetta, il pensiero è corso subito al mio amico Gabriele, Gabriele Di Francesco, professore universitario.

L’ultima volta che lo vidi, a Lanciano, parlavamo dei prodotti tipici abruzzesi. E lui, con il suo tono pacato ma deciso, disse che no, gli arrosticini non hanno più nulla a che fare con l’Abruzzo. “Se va bene”, mi spiegò, “ci sono alcune aziende locali che lavorano carni straniere. Ma le pecore non ci sono più, non ci sono più pastori, non c’è più transumanza.”
Aveva ragione? In effetti, la confezione che ho trovato sembrerebbe dargli ragione: riportava infatti — in maniera anche un po’ ambigua — la dicitura arrosticini d’Abruzzo, ma la carne risultava allevata e macellata in Francia. Tutt’al più, mi sono detto, potrebbero concorrere per un riconoscimento IGP, ma nella sostanza si tratta di un fenomeno di mercato un po’ fasullo e fuorviante.
Questo breve articolo lo voglio dedicare al professore, mancato qualche anno fa, grande amico e uomo di pensiero. Gabriele, che aveva la capacità di guardare alle cose semplici con lo sguardo lucido del sociologo e l’affetto di chi amava profondamente la sua terra.
- Gabriele Di Francesco (1952-2024) è stato professore associato di Sociologia generale all’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, dove ha insegnato tra l’altro Metodologia e tecniche della ricerca sociale e Sociologia dell’alimentazione.
- Giornalista pubblicista dal 1982, studioso dei fenomeni sociali e delle tradizioni abruzzesi, ha diretto diverse riviste scientifiche ed è stato fondatore della rivista Transumanze, dedicata alla cultura e alla ruralità dell’Italia centrale.