Bere vino fatto da amici, vino che ti ricorda degli amici, che ti fa parlare di amici… a casa di amici. Emozionante!
È successo così: siamo invitati a cena, da Marco. Il quale di mestiere fa il geometra, ma cucina bene. Ama la cucina rustica: cibi abbondanti e saporiti. I vini che gli piacciono? Simili: corposi ma poco rotondi, ama le asprezze, detesta le barrique. Nel pomeriggio incontro Eugenio, di Ghemme, al secolo produttore col nome Mirù, al quale “scrocco” una bottiglia di Colline Novaresi Nebbiolo del 2003, 13 °. Un vino che piace a Marco: profumo di frutta molto matura, alcool; buon corpo, ottima acidità in bocca, nonostante l’annata, un lieve fondo di liquirizia a chiudere. Un po’ tannico che non guasta.
Sul tavolo della cucina, intanto, scorgo una bottiglia di Le Grive, 2003, 14°, il vino è piuttosto famoso ed è un taglio di barbera e pinot nero. Lo bevvi anni fa in un bel ristorante a San Giorgio Monferrato, in compagnia di Monica e di Juillot, produttore borgognone. Allora ci deluse, perché non ancora pronto (il francese ebbe da ridire sulla furbizia italica: vendere vini non ancora pronti!). Noi ci vergognammo un po’, in verità.
Ed ora? No, è pronto. Ha profumi di mora, di sottobosco, di barrique; in bocca è corposo, subito ti dà sensazioni di frutta rossa al palto; il gusto persiste anche se chiude con un amarognolo persistente. Buono. Bella cosa le amicizie che ruotano intorno al vino!
anche i vini che fanno da contorno alle amicizie sono buoni, però.