Essere Bimbi nel Tempo

Child in Time con i suoi gorgheggi mi accompagna mentre lavoro al computer: sbrigo la corrispondenza, vedo gli impegni, scherzo su FB con un amico che mi ricorda come il covid abbia intasato gli ospedali… scherzo perché non riesco a farmi controllare la prostata: e il rimandare potrebbe essermi fatale? Davide da lassù, apri una bella bottiglia di rosso corposo e (eri un po’ volgarotto, riconoscilo!) inutilmente costosa e nel mentre proteggimi. Penso che non sia tutta colpa dei no vax, però loro che “palle”, che ribellione sul nulla. Mah!? C’è una signora che mi chiede in un italiano stentato “ciao come stai? (tutte queste chatbot esordiscono così)… Sono davvero molto felice di conoscerti, tutto il piacere è interamente per me”… rido fra me e me del mafioso nigeriano che sta dietro a questi adescamenti… meglio lasciare stare. Le donne, quelle vere, sono meno disponibili e semplici da gestire. E non sempre ti cercano: vogliono essere cercate. Intanto ragioni sul triestino Illy che vuole comprare un’azienda in Langa, premurandosi di dire “Voglio diventare langarolo a tutti gli effetti – spiega ai microfoni de Il Corriere della Sera – . Non vengo in Piemonte per comprare aziende del vino ma per diventare — in punta di piedi — parte del territorio”. E che è? E parte una serie di domande: Si è langaroli per diritto di nascita? O se si ama quel territorio? Se sono sette generazioni che la mia famiglia è in Langa ma io inquino, rubo, truffo ed approfitto sono più langarolo di chi ama, rispetta, investe… ma il cui papà era, chennesò, di Catania? Cosa vuol dire “avere le radici” in un certo territorio? Ha ancora senso? Forse sì. O è un’operazione commerciale? Essere di Langa mi sembra più un mood creato da Pavese (che secondo me non era poi così interessato al vino), da Beppe Fenoglio (amante della letteratura americana, sia detto), da Slow Food e dai barolo boys (intanto invecchiati)… Io non lo so, forse lo sa Illy. Io no ed intanto per radio girano i Doors. 

Ah, domani è la Giornata della Memoria.

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Riccardo Milan

Riccardo Milan Professore, giornalista e blogger Professore della scuola alberghiera “Erminio Maggia” di Stresa; giornalista pubblicista (iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte tessera n° 59377 del 6 - 6 - 1991), blogger con il blog Allappante.it, dall'ottobre 2017 linkato da La Voce di Novara on line; direttore della rivista "Paese Mio" edita dal Comitato Unpli del Piemonte; collaboratore di "Arcobaleno d'Italia"; ha scritto anche due libri di cucina, nonché altri di storia locale; si è occupato per anni di cultura materiale: vino, gastronomia, cucina per lo più tipica, storia di...; docente a tempo in alcuni centri di formazione professionale, anche nel carcere di Verbania; consulente per la realizzazione e gestione di carte dei vini, corsi e didattica sui vini e sui prodotti tipici. Ha collaborato ad inizio Duemila con la Fic (Federazione Italiana Cuochi), in segreteria e nella redazione della rivista "Il Cuoco". Allievo di Luca Maroni. Già membro dell'Aies, dell'Adam (diplomato Idrosommelier) e dell'Aims. Organizzatore e collaboratore di banchi di assaggio vini, Sanvino, Lago d'Orta Wine Festival., Chebolle e Sapeg. Da inizio 2022 Fiduciario della Condotta Verbanese di Slow Food. Socio ed ex presidente dell'Associazione Turistica Pro Loco di Omegna; membro da più mandati della Giunta Provinciale Unpli Vco e del Consiglio regionale Unpli, della Giunta del Piemonte da due mandati; e dal 2016 al 2020 nel Consiglio nazionale Unpli. E' stato donatore AVIS ed ora collabora con la onlus Maresca di Santhià. Vive da sempre sul Lago d’Orta, fra Omegna e Bolzano Novarese.

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