
Prima scena: siamo a tavola con l’Innominabile, Davide “Vergomma”, Andrea della Loccia e altri ragazzi del corso… Due signore ridono, guardando la bottiglia. Ridono ed poi ci passano la bottiglia: sull’etichetta, in basso, strane figure sembrano, in effetti, impegnate in un amplesso a tre. Strabuzzi gli occhi e poi capisci: è una scena mitologica: due leoni stanno azzannando un toro (una vacca?), sono di profilo e le loro code sembrano… sembrano… ed anche lunghi.
Seconda scena: siamo alla Alser di Peschiera Borromeo, ospiti di Mauro. Lui prende in mano una bottiglia della stessa ditta e poi ride. Me la fa vedere e poi mi dice “guarda cosa si inventano gli uffici marketing per vendere il vino”. Per lui lo hanno fatto apposta. Forse.
Terza scena: siamo a Marsala, ospiti di Nino, a visitar cantine. Un gruppo si stacca e va a vedere gli scavi dell’isola di Mothia. Isola urbanizzata dai fenici e poi conquistata dai greci, e poi dai romani, e poi dagli arabi, e poi dai normanni… ho certo dimenticato qualcuno… Ritorna il gruppo e ci parla dell’ambiguità sessuale del giovinetto di Mothia. Ambiguità erotica…
Leit motiv: l’ambiguità erotica dell’isola di Mothia… etichette, figure, sensazioni, risatine e vino…
A proposito: sorridendo dei leoni copulanti, Monica ed io abbiamo assaggiato il Saline 2006 delle Cantine di Mothia (12°). Al naso sa di vecchio, di ossidato, di sulfureo. In bocca è invece dolce, fresco… Né giovane né vecchio. Non sono infatti troppo nette le sensazioni. Anche qui sensazioni ambigue, ambigue… A qualcuno piace in un modo. Ad altri, altro.
