E libri e riviste e vini

A poche ore dal Natale, la mia casa (ops, il mio appartamento) assomiglia sempre più ad un magazzino: depositate negli angoli, decine di bottiglie e bottiglioni (ops, magnum, jeroboam) in entrata ed in uscita; e poi, libri; e poi riviste; e poi cavatappi; e poi bottiglie aperte sul balcone, destinate alla differenziata… allegro caos natalizio. Non male!

Fra le altre presenze, sottolineo il libro di Michele Marziani (un compagno di gioventù, un maestro, una personalità che mi fa riflettere) e di Marco Salzotto (fotografo) dal titolo “I sovversivi del gusto” (Michele è cresciuto nei Settanta, gli anni della romantica rivoluzione mancata, del desiderio di cambiare… molto gli è rimasto, anche nelle parole); sottotitolo “Viaggio fotografico nel mondo dell’enogastronomia che resiste”: un vero e proprio manifesto, dunque, vestito come un bel libro. Direi, non si arrabbi Michele, che è una bella strenna natalizia. Molto vino, ovvio: Guido Berta, Trevisani, Cantine Pietta… Ma anche altro: ristoranti, mieli, insaccati e formaggi ed indirizzi e foto e riflessioni… Ottimo. Casa editrice NdA Press.

Con l’abbonamento in regalo alle “Vie del Gusto” (piacevole rivista su cui ho scritto due articoli sulla Valsesia), mi è arrivato un libercolo “Hotels & Restaurants Guide” che sfoglio curioso: chi ha fatto le scelte? Con che criteri? Chi ha verificato? A me le guide non piacciono, se non ben motivate nelle scelte (Maroni docet). La proveremo, comunque, e vedremo. Ho regalato all’Innominabile un abbonamento a “Spirito Divino”, bella rivista patinata che a lui piace tanto. La sfoglio e mi impongo di essere un po’ meno giacobino nel giudicare le riviste dei “nobili grappoli” ed amenità simili. Sfoglieremo e vedremo. Un’altra rivista che gira per casa è “Wine Passion”, strana carta e strani contenuti: una parte polemica e all’attacco e interessante e poi  amenità come l’oroscopo del vino e altro ancora. Bello l’editoriale, di Carlo Cambi, che critica “Wine Spectator” (a ragione), l’informazione leggera e leggiadra e la sottovalutazione della crisi dell’export italiano…

E i vini? L’altra sera a cena avevo i sottovicini: la famiglia Liscia e Sorgente. Pantragruelica bourghignon. Abbiamo bevuto (in sei) un buon Rosso Piceno Saladini Pilastri del 2005, 12,5°, letteralmente scomparso in pochi istanti: buono e piaciuto molto (frutta, un po’ di spezie; in bocca corposo, asciutto, morbido). Poi si è aperto un Dolcetto di Dogliani doc del 2005, detto 5, del 2005, 13°. Frutto di una collaborazione fra le aziende San Romano, Anna Maria Abbona, San Fereolo, Poderi Einaudi, Pecchemini. Un vino discreto, che si faceva notare pder i suoi profumi di frutta, ma soprattutto per la sua fresca acidità, quasi asprezza al palato, ben evidente specie dopo il Rosso Piceno. Carrarmato della serata è stato però il Tichignôs igt delle Venezie 2004 di Canus. Un vino da 14° dichiarati e dalla barrique imperante: al naso, in bocca dove è abboccato, tannico… oltre al legno, solo un po’ di mora… legno e segatura, eppure ci è piaciuto. Lo abbiamo sorseggiato con rispetto: un po’ per l’alcol, un po’ per quel nome da feticcio pagano…

Ci siamo avventurati nella notte, aprendo un Pancratium di Vinchio Vaglio Serra, vino chinato, e l’immancabile Fernet Branca…

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