Più che una regione vitivinicola è un mito. E come tutti i miti è avvolta da un alone di mistero. Un po’ perché indica sia una regione, sia una città, sia una grande area vitivinicola, sia un vino di fatto inesistente. Il Bordeaux è così: tutti ne hanno sentito parlare, tutti sanno che lì si producono grandi vini; pochi, però, sanno indicarlo sulla cartina e ancor meno ne conoscono dimensioni, caratteristiche produttive, aree e sotto zone… Salvo poi “sputar sentenze” sulla qualità dei suoi vini (perché ogni bottiglia prodotta in Piemonte è buona?), solo perché (mistero) si trovano bottiglie là prodotte negli scaffali dei nostri supermercati economici, quelli “hard” per capirci. Il fatto è che il Bordeaux è una delle regioni vinicole che produce di più al mondo: milioni di bottiglie che vanno dal prodotto base, indicato semplicemente con il riferimento geografico (tipo Piemonte), fino alla delimitazione di aree particolari, capaci di dare grandi vini (Pessac-Léognan, Barsac, Cotes de Castillon, Lalande-de-Pomerol, Pomerol, St. Emilion, Margaux, Haut-Medoc, St.Julien, Pauillac, St.Estèphe…), che possono essere paragonate, per capirci, alle nostrane doc Langhe, al Roero, al Monferrato. Con tutta una serie di produttori più o meno bravi, più o meno famosi… Infine, in una logica tutta francese, una serie di “classe” a salire che delimita aree più piccole, ancora più adatte a fare grandi vini: aree che spesso coincidono con una singola aziende, i famosi “chateau”, aziende che hanno contribuito a fare grande il nome del vino prodotto nel Bordeaux, ma a creare ancor più confusione (apposta?). Le bottiglie prodotte da aziende tipo Chateau Lafite Rothschild, Chateau Mouton- Rothschild, Chateau Lafite, Chateau Margaux, Chateau Pétrus, Chateau Cheval Blanc e Chateau Haut-Brion…, per esempio, non si trovano nei supermercati a pochi euro. Anzi. Anzi si debbono comprare “en primeur”, cioè prima, per poterle avere. E a prezzi che vanno da centinaia a migliaia di euro a bottiglia. Altro che “hard discount”!
Ma come sono i vini del Bordeaux? Buoni, di certo. Non tutti, ma quasi tutti. La domanda è comunque lecita ma impropria. Sarebbe come chiedere: sono buoni i vini del Piemonte? Molti, risponderemmo; molti ma non tutti. Chi più e chi meno. Chi a torto e chi a ragione. Per tornare al Bordeaux, si deve però sottolineare come alcune caratteristiche dei vini bordolesi abbiano fatto scuola nel mondo: colore pieno, profumi tanti e ricchi, sensazioni di consistenza in bocca, sapore eccellente e lungo, buon equilibrio, ottima durata nel tempo. Sono il paradigma dei moderni vini di qualità. Le uve da cui sono ricavati: merlot, cabernet sauvignon e cabernet franc hanno poi invaso il mondo: da sole, in compagnia dello chardonnay borgognone, mescolate fra loro nel cosiddetto “taglio bordolese”.
Noi siamo andati con Andrea a Bordeaux, ad aprile, alla presentazione dell’annata 2005 effettuata dalla società Bordeaux Millesimée. Un primo assaggio del mito. In un grande capannone climatizzato: centinaia di casse di legno serigrafate, migliaia di bottiglie, etichette “old style”, decine di pallet pronti a partire per il mondo… in questo ambiente moderno ma antico, aperto ma chiuso: ingresso solo ad invito nominale, vietato fare foto alle casse di vino per evitare di creare turbative al mercato dei “future” vinosi, vietato muoversi da soli, vietato assaggiare da soli…: insomma, in questo ambiente teso alla soggezione altrui, abbiamo assaggiato un po’ di vini, mescolandoci a giornalisti giapponesi, compratori americani, appassionati russi, cinesi, non precisati asiatici… In una ridda di lingue e morfologie che ben ci ha fatto capire le dimensioni del mercato per i vini più famosi del Bordeaux. Quelli del 2005 ci sono apparsi vini ancora giovani, che meritano dunque di essere lasciati in bottiglia per alcuni anni ancora. Vini come lo Chateau Petit Bocq Saint-Estephe (13°), dal corpo discreto e “con buon frutto e suadente stoffa, ottimo bevuto oggi o lasciato affinare per almeno dieci anni. Chateau molto importante e riconosciuto dai grandi amanti del bordeaux” (Andrea). O come il Clementin 2005 Du Chateau Pape-Clement (13°) di cui ricordiamo l’ottimo “corpo avvolgente e setoso”, la “buona persistenza” e “l’anima di grande stoffa”. Per noi un vino che regala “un grande bouquet aromatico e buon investimento”. O ancora il La Croix de Carbonnieux 2004 di Pessac –Leognan (13°), mix di cabernet franc, merlot, malbec e altre non specificate uve. Un vino dalle note “speziate al naso, con buon corpo e persistenza, frutta matura e polposa rossa, tabacco e liquirizia”. Di vini, alla fine, ne abbiamo assaggiati tanti. Ma non siamo ancora in grado di dire la nostra sui vini di questa regione francese. Per ora abbiamo superato solo la prima, grande emozione di aver incontrato un mito!
Fra i vini assaggiati in Francia segnaliamo questi due: il Pessac-Léognan 2005 dello Chateau Ferran. Vino che è frutto di un mix di merlot (60%) e cabernet sauvignon (40%), 12,5°, dotato di un buon naso, con profumi eleganti, erbacei e vegetali; in bocca il corpo è discreto, con buona persistenza e finale speziato. Il costo? Circa 20 euro; e poi il Saint Emilion Gran Cru Classé Chateau Corbin, sempre a base merlot, che presenta caratteristiche simili: profumo ricco e vario, buon corpo, lunga persistenza gustativa. Piacevolissimo. Anche lui sui venti euro. Non fatevi ingannare dal tono dimesso delle etichette: è un vezzo francese.
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