Confesso: c’ero anch’io il fatidico primo giorno dei saldi in un outlet. Il mio era quello di Vicolungo. Anch’io avevo la macchina piena di donne; anch’io ho fatto una coda di un’ora fuori l’autostrada; anch’io ho fatto fatica a parcheggiare; anch’io mi sono ammassato in alcune botteghe per strappare cose deliziosamente inutili a prezzi decisamente in linea con la loro qualità… macchè risparmio: bulimia d’acquisto. L’unica cosa su cui ho veramente risparmiato è stato sul mangiare: meglio, infatti, digiunare (masticare una discreta, solo discreta tavoletta di cioccolata comprata in uno store di dolciumi) che “ciccare”, in piedi, qualche insulsa fetta di pizza o sbocconcellare dei panini resi né caldi né freddi dalla fretta… Da grande esperto, ho poi fatto la pipì, quando vedevo un bagno poco presidiato e non quando mi scappava veramente. Ho camminato nell’aria fredda ed ho avuto tempo di ragionare sul perché del successo di questi outlet. Credo che ne abbiano perché sono l’omologo dei supermercati dove quasi tutti comprano il cibo. Tanta roba messa in mostra. Cibi sempre uguali, tendenzialmente mediocri, legati solo alla logica del prezzo. Infatti, oggi, chi sa compra anche altrove: dal produttore, nei mercatini tematici, via internet, da un selezionatore… Credo che succederà così anche per gli outlet: per un po’ di anni avranno successo, poi si faranno guerra fra loro e poi il consumatore comincerà a trovare soddisfazione altrove… Magari, si ricomincerà a parlare di qualità… Il vino, come il buon cibo, in realtà, frequenta poco questi luoghi. Anche se… Anche se a Vicolungo ho trovato una spartana bottega del Comune di Casalbeltrame, in cui si trovavano alcuni prodotti: il riso, in primis quello nero, il venere; e poi marmellate, miele e vino. Vino astigiano (ma perché non quello novarese?) a prezzi di mercato e non certo di realizzo. Il vino non sembra amare gli outllet.
In rete ho infatti trovato la notizia, mal data, che “ha aperto a Milano, in Via Vittor Pisani, il primo “Wine and Shopping Store” d’Italia; uno spazio dove è possibile degustare vino ed effettuare acquisti, il tutto a prezzi da outlet. Si passa dal “lusso accessibile”, come lo definiscono gli addetti ai lavori, alla nuova proposizione del “gusto accessibile”. Abbigliamento, hi-tech, design, persino le semplici calze delle marche e dei loghi più cool e noti a livello internazionale saranno i protagonisti della degustazione più modaiola degli ultimi anni. Ma soprattutto del prossimo Natale, grazie all’iniziativa lanciata dall’”Urban Xmas Temporary Store” di concerto con il “Pasqua Lunge”, il contenitore di una delle aziende italiane produttrici di vino più conosciute al mondo”. Ci avete capito qualcosa? Io poco. Intanto però ricordo che di outlet del vino ne sono nati già due, negli anni scorsi: uno in Trentino ed uno in Franciacorta. E forse altri ancora di cui non so. Ma hanno avuto successo? Io non ne sento più parlare… Intanto, se si vuole risparmiare, si può andare direttamente dai produttori. Un outlet decisamente “basic”. Meglio, in ogni caso, organizzare una bella gita a visitar cantine, assaggiar vini, mangiare in compagnia… che fare file su file negli outlet…
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