Ringrazio l’assemblea regionale di Slow Food se ho potuto conoscere un esempio di risicoltura virtuosa. Non che gli altri non lo siano, ma fra consumo eccessivo di acqua, tanti erbicidi, lunghi periodi ad asciutto quando passi fra le risaie (ed io ci passo ogni tanto lungo la Francigena e fra Vercelli e Novara) ti sembra di essere in un deserto: pochi suoni della natura, poco verde, nessuno nei campi (se non qualche famiglia di cinesi). Se non fosse per le auto che vedi sfrecciare sulle strade, lontane, potresti essere in una distopia post atomica. Così è stata una bella sorpresa trovare che nel cuore della Baraggia vercellese, un territorio un tempo marginale e poco adatto all’agricoltura, opera l’azienda agricola Una Garlanda. Ieri azienda convenzionale ed oggi esempio virtuoso di risicoltura sostenibile e innovativa. Qui, dove fino a pochi decenni fa il riso non c’era e si estraeva argilla e si estendevano brughiere e boschi di betulle; la coltivazione del riso è stata introdotta relativamente tardi, trasformando però profondamente il paesaggio.







La storia dell’azienda è strettamente legata alla famiglia che la conduce da tre generazioni. A partire dagli anni Novanta, a seguito di problemi di salute e di una crescente consapevolezza ambientale, Fulvio – capostipite dell’azienda – ha avviato un radicale cambiamento: abbandonare l’agricoltura convenzionale, basata su chimica e monocultura intensiva, per sperimentare un modello produttivo completamente naturale.
Da questa scelta è nato un metodo oggi studiato anche a livello universitario: la pacciamatura verde. Attraverso la rotazione delle colture, la semina su prato, lo sfalcio e l’uso dell’acqua come elemento regolatore, l’azienda riesce a controllare le infestanti senza ricorrere a diserbanti, riducendo drasticamente l’uso di input esterni, i consumi idrici e il carburante. Il risultato è una produzione meno intensiva, ma più stabile nel tempo e sostenibile.
Parallelamente, Una Garlanda ha intrapreso un importante lavoro di ricostruzione dell’ecosistema agricolo. Attraverso la piantumazione di migliaia di alberi e la creazione di filari e aree rifugio, l’azienda è oggi uno dei pochi esempi europei di risicoltura agroforestale. Questo approccio ha favorito il ritorno della biodiversità: anfibi, insetti impollinatori, uccelli e specie rare sono tornati a popolare le risaie, trasformandole in un vero e proprio habitat. Senza dimenticare le carpe e le tartarughe europee.
L’attenzione alla biodiversità si estende anche alle varietà coltivate. In risposta alla progressiva perdita di diversità genetica causata dall’agricoltura industriale, che ama le varietà basse; l’azienda ha recuperato e reintrodotto nei campi antiche varietà di riso, alte, alcune delle quali conservate nelle banche del germoplasma. Alte perché così spiccano sulle infestanti. Oggi Una Garlanda è riconosciuta dal Ministero dell’Agricoltura come custode di diverse varietà storiche, valorizzate non solo per il loro interesse agronomico, ma anche per le qualità organolettiche.
Per garantire la lavorazione separata di queste piccole produzioni, l’azienda si è dotata anche di una pileria artigianale, recuperando una pratica un tempo diffusa tra i risicoltori e oggi quasi scomparsa. Questo ha permesso di mantenere il controllo su tutta la filiera, dal campo al prodotto finito.
Accanto alla produzione agricola, Una Garlanda svolge anche un’importante attività didattica e di ricerca, collaborando con università e centri di studio e accogliendo visitatori interessati a conoscere un modello alternativo di agricoltura.
Oggi l’azienda rappresenta un caso emblematico di come sia possibile coniugare sostenibilità ambientale, qualità produttiva ed equilibrio economico. A parità di superficie coltivata, infatti, è in grado di sostenere più nuclei familiari e creare occupazione, dimostrando che un’agricoltura diversa non solo è possibile, ma può diventare anche un modello per il futuro.