Mio padre aveva vissuto la sua giovinezza sotto il fascismo e durante la guerra. Aveva 17 anni quando finì. E di quel periodo mi raccontava storie di adolescenza, filtrate dai ragionamenti e dalle valutazioni a posteriori dell’uomo. Un po’ si vergognava, ma chi non si vergogna un poco della propria adolescenza. Lui fu felice della Guerra, glielo avevano insegnato; poi non lo spaventavano i bombardamenti, anzi ne andava a vedere i terribili effetti. Per gioco. Una volta vide una bimba tutta coperta di polvere, “sembrava dormisse”. A distanza di anni si vergognava ancora un po’ di questa sua mancanza di sensibilità. Ma cosa poteva pensare un adolescente? A divertirsi, ad esplorare il mondo. Cadde un bombardiere americano e loro andarono a vedere: cadaveri carbonizzati, cose da rubare, fra cui file di proiettili che facevano esplodere gettandoli sul fuoco. Un suo compagno ci morì. Poi rubavano le bombe a mano per farle esplodere nel fiume, per i pesci. E quando arrivarono gli americani, si riempirono di sigarette e di cioccolata… Se penso a lui, capisco quello che sta succedendo a noi: il conteggio dei morti che non commuove più, il pensare prima al proprio piacere e non alla salute altrui, all’esser cinici come gli adolescenti di allora. Aspettando anche noi “gli americani” che ci portino dei doni.
Noi Cinici Adolescenti
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