Al 25 Aprile

Papà non raccontava mai del 25 aprile. Raccontava dei tedeschi in fuga che requisivano le biciclette, ma che erano gentili. Lui li stimava: erano precisi, mantenevano la parola data, erano virili (le ss facevano la doccia fredda tutte le mattine e loro, ragazzi fascisti, li ammiravano). Raccontava che un suo concittadino al passaggio dei tedeschi fece il gesto dell’ombrello: lo uccisero lì, subito. “Al nemico che fugge ponti d’oro” amava citare, invece i soliti codardi li attaccavano, ora che erano deboli. Meglio lasciare stare. Meglio fare come Manzoni: vergin di servo encomio e di codardo oltraggio . Arrivarono poi gli americani che erano però diversi: aperti, generosi e aprirono alla speranza, gli fecero mettere su un po’ di pancia. Papà non parlava mai dei fascisti, che nei suoi racconti non facevano mai la comparsa. Qualche volta parlava dei partigiani, ma senza enfasi. Non sembrava stimare molto l’opportunismo italico, questa capacità di cambiare casacca che da sempre ci distingue. La sua sarebbe dovuta diventare la prima generazione totalmente fascista e a loro era stato insegnato ciò che poi non fu fatto dai loro maestri.

Poi come è andata lo sappiamo tutti ora. Molto meglio per tutti, direi; ma siamo ancora qui a litigare. Ed è deprimente. Papà avrebbe citato i tedeschi che dopo hanno costruito un Paese bello e forte. Li ammirava molto.

Poi come è andata lo sappiamo tutti ora. Molto meglio per tutti, direi; ma siamo ancora qui a litigare. Ed è deprimente. Papà avrebbe citato i tedeschi che dopo hanno costruito un Paese bello e forte. Li ammirava molto.

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