L’altra sera ero a Parma, in un locale carino. Ma non troppo ricercato: c’era anche la pizza. Non era neppure troppo caro. Eppure, decine di ottime bottiglie, costose, facevano sfoggio dalle vetrinette. C’era, per esempio, il vino siciliano promosso da quella pettoruta signora; c’era quello spumante di Franciacorta che sembra una caramella incellophanata; c’era quel toscano assai noto che declina in “iaia”; c’era questo e c’era quello. Tutti vini noti. Fra i più costosi e fra i più noti. Il proprietario discuteva con noi e ci spiegava che, anche se volesse, non potrebbe offrire ai suoi clienti dei vini diversi. Anche più buoni. Anche meno costosi. I suoi clienti vogliono quelli. Finito.
Non so perché, lo confesso, ma alcuni vini sono più famosi di altri: giusto marketing, forse, giusta pubblicità, giusto posizionamento… non so. E non sono necessariamente i più buoni. Anzi non sembrano proprio tenerci ai confronti.
Sfoglio “Italia a Tavola”, bella rivista di settore, che consiglio, molto attenta alle news ed aperta al dibattito. Nell’ultimo numero fa la cronaca di quattro concorsi enologici: il Concours Mondial de Bruxelles, la Selezione dei vini da pesce di Ancona, il Palio del Chiaretto di Bardolino e il Marengo d’Oro di Alessandria. I vincitori? I concorrenti? I nomi notissimi, nessuno; i nomi noti, qualcuno; i vincitori, sconosciuti ai più. E certo non degni del frigo parmense. Volete un esempio? Chi conosce il Giovanni Avanzi Chiaretto Garda Classico: in Belgio è risultato il miglior rosé del mondo. Non è roba da poco. Ma chi lo sa? Fra i nomi degli altri medagliati, i primi, qualche nome conosciuto ma non così desiderato: Francesco Intorcia, Carlo Pellegrino, Cantine Rallo, Abraxas e poi: Solidea, Osteria di Rubbiara, Castello di Rubbia… Nel concorso marchigiano, fra i primi arrivati, un Controguerra doc Chardonnay Raggio di Luna 2008 dell’Azienda agricola Antonio ed Elio Monti di Controguerra (Te), una Trebbiano d’Abruzzo doc Unico 2008 della Tenuta Ulisse Antonio di Crecchio (Ch), un Colli Aprutini Pecorino 2008 dell’Azienda agricola Cordoni Giuseppe di Teramo (Te), un Circeo doc Bianco Dune 2007 della Cantina Sant’Andrea di Pandolfo Gabriele di Borgo Vodice (Lt)… e così via. Ad Alessandria, la musica non cambia: Selezione Speciale all’Azienda Agricola Alemanni Annamaria di Tagliolo Monferrato. La conoscete? Nell’elenco, sotto, alcuni nomi noti: Villa Sparina, Marenco, La Raia, Cantina Tre Secoli… Forse questi avrebbero avuto la fama sufficiente per stare nel frigo di Parma…. Ma non andiamo oltre.
Dando per scontato che i concorsi enologici siano una cosa seria, i vini premiati sono i migliori fra quelli presentati. Un’ottima cosa. Ma siccome non sono e non diventano i più famosi, i concorsi servono: 1) per soddisfazione proprie e 2) per quei consumatori –pochi- attenti e curiosi. Noi. La massa coi soldi invece beve per soddisfare voglie diverse: prestigio, status symbol, appiattimento, moda… Volete diventare famosi: fate sì i concorsi, ma intanto studiate (e fate studiare) qualcosa d’altro per acquisire fama e gloria immateriale. Così sembra essere e così sempre sarà. Amen.
Assolutamente vero quanto lei scrive nel post. Però lascia l’amaro in bocca e un briciolo di delusione. Saluti…