Sono seduto sulla poltrona delle mia vicina di casa e guardo il fuoco ardere in questa fredda primavera. La mia vicina è vecchia, ma si tiene; ha paura di morire ed ha ancora velleità. Guardo il bollitore ed i tanti oggetti nella piccola cucina. Sono vivi, perché sono suoi. Di ognuno potrebbe raccontarne la storia. Ed infatti lo fa, se glielo chiedo. Prende tempo: ha bisogno di compagnia. Nella sala accanto, invece, in file sparse si notano le bottiglie di liquori che appartenevano al marito morto da anni. Sono morte pure loro. Quando passo, le tocco per infondergli un po’ di vita e chiedo. Ma le risposte sono laconiche e brevi. Non sono cose sue. Sono bottiglie orfane, mezze piene ed impolverate e vecchie. Non c’è nulla di elegante e di buono in questi limoncelli dimenticati e caldi, nel liquore che portò il parente dal Brasile, nelle grappe fatte da chissà chi, nell’amaro del monaco che fu di moda anni fa… Un gruppo di poco valore e nessun pregio. Eppure mi fanno tristezza lo stesso. Mi fanno tristezza gli oggetti morti con i loro proprietari.
Gli Oggetti Vivono
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