Birretta & valletta: ovvero cosa c’entra la birra in lattina Prinz Brau con la promozione turistica della Valle d’Aosta. Probabilmente nulla, ma il rapporto esiste. Ed io l’ho scoperto. Sapete come succede: sempre per caso. Accompagno Filippo al suo saggio di fine anno a scuola (commovente, come ovvio) e poi m’attardo con gli altri genitori al buffet autogestito: bevande colorate, gasate, zuccherate… pizzette, torte, focacce unte e bisunte… no, non riesco proprio ad ingurgitare nulla di tutto ciò. Chiedo se hanno altro: vino, birra, acqua con bollicine… Mi prendono dal frigo questa lattina di birra.

È un Prinz Brau lager. Una birra stile pils, assai slavata (“watery”, direbbero gli esperti). Di colore paglierino scarico, con una schiuma poco persistente; profumi tenui, con pochissime note di cereali maltati. Avrà in sé un bel po’ di economico mais, credo. Scarsa luppolatura, probabilmente in polvere od estratto. Una “birretta”, direi. Sui 3,5°. Bevuta fredda, va giù. Ma non lascia ricordo di sé. Costa poco.
Si fa notare, invece, e ben ricordare il logo della Valle d’Aosta (rosso, riuscite vederlo?) sulla lattina. Che ci fa lì? Le domande si affastellano nella testa e le risposte sono confuse. Si tratta di una birra pubblicitaria? Una birra gratuita come le biro promozionali, le agende, i calendari? Eppure l’abbiamo pagata. Poco, ma pagata. Dove è il busillis? Eccolo ed ancora eccolo spiegato in due articoli trovati sulla rete. Cosa pensare? Che all’apparenza la Regione ha fatto bene. Ma poi, se ci ripensi, dici che è un’inutile ingerenza. Tanto, prima o poi, la Multinazionale chiuderà (o aprirà altro, con logiche sue. Certo non territoriali). Inoltre è un precedente pericoloso: la prossima cosa sarà? Acqua, formaggio, aceto, vino, ricambi d’auto, cavoli cappucci… La birra è comunque pagata dai contribuenti e non solo valdostani: di tutta Italia. Che se la bevono una sola volta, ma la pagano due. Quasi come una birra di più alta qualità. Infine, perché legare l’immagine di una regione turistica con una simile birretta? Cosa ci guadagna, chi? Meglio sarebbe stato che la Regione investisse per promuovere i birrifici artigianali di qualità, che non sembrano abbondare in Valle (vedi “Guida alle birre di Italia” edizioni Slow Food). Vanno di moda, fanno birra buona, non si spostano da dove nascono perché frutto di imprenditoria locale, danno una bella immagine… creano posti di lavoro veri. Birre che non si fanno bere una volta e pagare due. Ah, “birretta e valletta”: proprio un infelice connubio!