Un viaggio tra Sicilia e Piemonte

Durante la Festa degli Agrumi di Cannero Riviera 2026 abbiamo voluto dedicare come da anni un momento di approfondimento sulle tematiche del cibo e delle produzioni legate al territorio. Il tema di quest’anno erano le arance rosse ed è così nata l’idea di AmaRosso, nel pomeriggio di domenica 8 marzo: un confronto ideale tra diversi amari che utilizzano arance rosse (e anche altri agrumi) nelle loro botaniche.

Henry VIII d’Inghilterra, Declino di un re, pazzo e malato.

https://caroldreamsandtravels.blogspot.com/2026/03/henry-viii-dinghilterra-declino-di-un.html Di Carola Mangialardo Mercoledì scorso ho pranzato con Riccardo da Paulon, in centro a Stresa. Un pranzo veloce, al termine delle lezioni. Come spesso accade…

L’Orco e la Gotta

La prima apparizione è arrivata visitando per il Progetto Territorio una classe delle medie di Gravellona Toce. Tra i lavori appesi alle pareti ho notato la riproduzione di uno dei tanti ritratti ufficiali del re: la posa rigida, le gambe leggermente divaricate, le mani appoggiate alla cintura, quell’atteggiamento che nei dipinti lo rende sempre imponente e minaccioso. Cosa ci facesse lì, un orco assassino, mi ha un po’ sorpreso. Prima o poi ci troverò Pol Pot, ho pensato.

La maledizione delle rape

Si racconta che quando San Giulio arrivò sulle rive del Lago d’Orta, chiese ai pescatori di Omegna di traghettarlo fino all’isola. I pescatori rifiutarono.

A Cannero gli Agrumi al Ristorante

Una volta le rassegne enogastronomiche erano un appuntamento fisso del territorio: una in ogni stagione, anche più di una. Oggi sono meno frequenti, ma restano un modo intelligente per scoprire cucine, prodotti e locali. A Cannero Riviera, durante la Festa degli Agrumi, diversi ristoranti propongono menù tematici dedicati agli agrumi pigmentati. E l’occasione è di quelle da cogliere.

Io, Laura e il Kebab

Stanotte, verso le quattro, mi sono svegliato. Succede. Guardando il cellulare ho visto che una signora di Omegna aveva commentato, in modo piuttosto piccato, il mio post sul kebab. Mi accusava di fare considerazioni banali. Di non avere una conclusione chiara. Di non avere il coraggio di denunciare il fatto che molti ristoratori della nostra zona lavorano esattamente come i kebabbari: comprano prodotti precotti o surgelati e li portano a cottura all’ultimo minuto. Citava grandi nomi della distribuzione e sosteneva che il mercato locale sarebbe dominato da pochi grandi fornitori.

Il kebab come cartina di tornasole sociale

Dopo la mia settimana a Berlino, dove ho scoperto la civiltà del döner kebab e la sua storia, ho rivalutato un prodotto apparentemente semplice, popolare, persino un po’ negletto. Basti pensare alle parole della premier Giorgia Meloni, che ironizzava sul fatto che i “radical chic” mangiano kebab. Una battuta che sembra raccontare poco della realtà italiana.kebab, döner kebab, Berlino, Milano, Roma, ristorazione popolare, street food, società contemporanea, prezzi, economia reale, convivialità, vino italiano, McDonald’s, cultura gastronomica, food culture

Rossini e la civiltà dei gatti

Nel cuore di Rovigo, città appartata, discreta, quasi marginale nel grande racconto delle città italiane, è accaduto qualcosa di raro che l’ha fatta diventare famosa in Patria. Un gatto extracomunitario, rosso di pelo, è diventato simbolo di una comunità. L’hanno chiamato Rossini.

Calderara, la luce e il silenzio

C’è un modo profondo di conoscere un artista: ricostruire il percorso, le svolte, le ragioni intime. La mostra dedicata ad Antonio Calderara alla Fondazione Marcello Morandini è decisamente così. Per chi ama il Lago d’Orta, Calderara non è un nome qualsiasi. L

Pombia, dove la birra nasce due volte

C’è un piccolo paese in provincia di Pombia che sta provando a fare qualcosa di grande.
Non una semplice festa. Non l’ennesima etichetta artigianale. Ma un progetto che unisce archeologia, agricoltura, identità e futuro. E tutto è iniziato da un barattolino di terracotta.

La Venere Storta

In un museo polacco, a Cracovia, mi sono fermato davanti a un dipinto che mi ha lasciato disorientato. Il cartellino lo identificava come Venere vincitrice, attribuita a Michele di Jacopo Tosini, pittore fiorentino del pieno Cinquecento. Eppure, davanti a quella figura, la parola “Venere” mi sembrava inadeguata: una donna a mezzo busto coi i seni scoperti, ma uno quasi frontale, l’altro di profilo. Il corpo ruotato, la testa ancora leggermente girata. Uno sfasamento sottile, ma percettibile. E uno sguardo che, più lo osservavo, meno riuscivo a definire.