Un mio allievo di quarta sala bar ha vinto il campionato italiano barman della sua categoria. Uno dei campionati italiani, sia detto (manca la Uefa dei barman per intenderci), ma uno dei più seri e prestigiosi. E’ stato bravo ed ha avuto i complimenti dei suoi compagni che, sì, hanno detto che lui “non è il migliore nel fare i cocktail”, ma certo l’unico “a reggere la tensione di un concorso lungo, molto partecipato e competitivo”. Concordo. Fra l’altro è anche preparato. A precise domande, risposte precise. Come si chiama il cocktail che ti ha dato la vittoria? Come è fatto? Quanto costa e a che prezzo si deve vendere? “Il nome è Desy, per le sue caratteristiche ovvero dolce ma allo stesso tempo grintoso ed elegante (un twist del daiquiri).
Dosi: 3 cl vodka, 3 cl triple sec, 1.5 cl succo lime, 1,5 cl succo limone, 1 cl sciroppo di zucchero. Prezzo presunto: 1.30 euro. Prezzo di vendita 8/9 euro”. Bravo Andrea Moretto (ah, è così che si chiama).

La sua vittoria mi ha fatto venire in mente il mondo moderno: Andrea è arrivato da poco dal Veneto e lui si definisce “veneto” e poi, forse, “italiano”; in classe con lui studenti meridionali di antica e recente immigrazione; studenti indigeni (pochi); e un cinese assai discreto. Spesso si prendono in giro, a volte si arrabbiano. Ma sulle regole concordano, la condivisione li unisce. Ecco, siamo diversi, abbiamo epiche diverse, ma siamo uniti dalle regole. E se uno di noi va in concorso, tifiamo per lui. Bello.