Acqua e vino: una coppia di fatto

Fa un po’storcere il naso, ma mescolare acqua e vino funziona: funziona d’estate, quando si beve di più e si desidera meno alcol per non accaldarci, per non sudare; funziona comunque sempre perché se il vino è buono regge l’acqua e anche allungato sentite profumi e freschezza e un po’ di gusto; se è cattivo ci mettete anche un liquore ed è fatta! Ma non è certo colpa dell’acqua…
I Romani lo allungavano con acqua e ne facevano di tante che ai nostri occhi (e olfatto e gusto direi) suonano riprovevoli: “Il vino più ordinario veniva consumato o venduto appena limpido, attingendolo direttamente dai doli (vinum doliare), quello di qualità o destinato alla vendita era invece travasato in anfore (vinum amphorarium), dove subiva una serie di trattamenti mirati a garantirne la corretta conservazione. Comunissimo era l’uso di esporre le anfore al calore e al fumo in appositi locali (apotheca e fumarium) oppure quello di aggiungere al vino acqua di mare o comunque salata, secondo un uso gia diffuso in Grecia dove si pensava che l’acqua di mare rendesse il vino più dolce e servisse ad evitare “il mal di testa del giorno dopo”. A seconda delle diverse stagioni il vino poteva essere raffreddato con la neve o scaldato; diffusissimo era inoltre l’uso di addolcirlo con il miele e profumarlo con foglie di rosa, viola e cedro, cannella e zafferano”. (Beniculturali.it).
Noi ci accontentiamo di uno Spritz: in origine lo Spritz era infatti composto solo di acqua frizzante e vino bianco, (di solito prosecco) da un po’ di tempo, con la moda dell’aperitivo, è arrivato anche lo Spritz macchiato con Aperol, Campari, China, Select, ecc… Oppure di un Calimocho, un “Rioja Libre” come alcuni lo chiamano: una versione ancora meno raffinata del nostro Spritz che non si trova tanto nei bar, ma piuttosto nelle feste dove mischiano il vino rosso con la coca-cola e un po’ di zucchero (se si vuole). Non serve che il vino rosso sia ottimo, neppure sia barriquato ma piuttosto abbia una decisa freschezza! E perché non farsi un Bellini o un Rossini o un Mimosa o un Tintoretto (e tutti gli altri con frutta e vino con bollicine). Il progenitore, il Bellini è il famoso cocktail ideato da Giuseppe Cipriani, proprietario del notissimo Harry’S Bar di Venezia, preparato la prima volta all’inaugurazione della mostra dedicata all’omonimo pittore Giovanni Bellini. Originariamente il cocktail era composto da champagne, polpa di pesca bianca e un tocco di purea di lamponi che serviva a conferire un lieve colore rosato al tutto. Oggi, invece, lo si fa con qualsiasi spumante brut, spesso anche col prosecco, aggiungendo pesca bianca frullata con purea di lamponi. A fianco a Bellini c’è sempre il Rossini. Questo cocktail è una variante del Bellini e, invece del succo di pesca, viene utilizzato solamente il succo di fragole. La preparazione è molto semplice: frullare le fragole con un po’ di zucchero e limone e aggiungere lo spumante mescolando dolcemente. Il Mimosa è il classico cocktail d’aperitivo nei matrimoni italiano. La preparazione è molto semplice e si rifà a quella del Bellini e del Rossini: 1/2 di spumante (Prosecco) + 1/2 di succo d’arancio. Tintoretto e gli altri. Anche il Tintoretto prende ispirazione dal Bellini e, questa volta, il frutto da abbinare è il melograno. Oltre al Tintoretto esistono molti altri cocktail con solo frutta e spumante, come ad esempio Il Giusti preparato con 1/3 di melone fresco frullato e 2/3 sempre di prosecco brut, il tutto sempre servito in una flute.E non è male neppure l’Hugo, valida alternativa allo Spritz. Inizialmente la ricetta prevedeva l’utilizzo dello sciroppo di melissa, poi nella pratica sostituito dallo sciroppo di fiori di sambuco, più facilmente reperibile. Ma se volete sapere di più, andate a vedere qui. E poi non liquidate con sufficienza chi mescola il vino con l’acqua…

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