Verde Anacoluto

Oggi ho potato un po’ il fico, uno dei due che ho a casa.
Mentre lo facevo, inseguendo l’origine dei rami che si avviluppano senza una logica apparente, mi sono tornati in mente i versi di Alberto Nessi dalla poesia Il professore, che si chiude con le parole:

«dietro il cancello il fico
torce i suoi rami come un anacoluto».

Non li avevo capiti, ma mi avevano colpito. E lì, in mezzo ai rami, è arrivata l’illuminazione: rami che sembrano partire dal nulla, che si attorcigliano — appunto — come frasi senza soggetto chiaro, senza capo né coda.
Il fico è un piccolo laboratorio di grammatiche visive, un “anacoluto” verde e vivo.
Ed io, che poto cercando di dare ordine umano a una logica arborea, mi sento come un professore che cerca di limitare la creatività primigenia. Un anacoluto anch’io.


Alberto Nessi – Il professore

Non vedete la cartella che oscilla
nelle mie passeggiate solitarie?
Io seguo uno che non si fa mai prendere
è là dietro l’angolo
scappa ridendo il dio della prole
da trent’anni l’inseguo per le strade.

Ero il primo della classe, mia madre
mi comprò gli occhiali con la montatura d’oro
per andare a studiare.
Poi cominciai a sentire le voci
e i giorni diventarono parole, i mesi
volumi senza l’indice, ragni
Ma chiamatemi professore
quando mi vedete col mio passo
nella stagione che fa più chiari
i segni dell’alfabeto vegetale
e la pioggia risillaba i cespugli: allora
nella mia testa le parole brillano
come topinambur
dietro il cancello il fico
torce i suoi rami come un anacoluto.

alberto nessi, in blu cobalto con cenere, casagrande, bellinzona 2000

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