Vespolina, Vespaiola e Vespasiano
Vespolina e Vespaiola sono due tipologie di uva a bacca rossa e bianca. Entrambe sono poco diffuse e legate e territori piccolissimi: la prima alle Colline Novaresi e la seconda al Vicentino. Entrambe ricordano nel nome le vespe, attirate -si dice- dalla dolcezza degli acini. Dalla prima si ricavano dei vini rossi freschi e dai piacevoli profumi. Qualcuno però, come i F.lli Ioppa di Romagnano Sesia, ne ha fatto dei vini assai carichi di colore, dai profumi densi, vini corposi; gli Ioppa ne hanno ricavato anche un vino passito, lo Stransì, che non mi piacque alla sua nascita ma che -invece- dopo qualche anno mi comincia a piacere. Poi segnalo Brigatti e Barbaglia che si sono distinti nel Calice d’Oro 2012. E poi anche, perché sicuramente bravi (che facciano o meno la vespolina, ma la fanno): Cantalupo, Rovellotti, Il Chiosso…
Dalle uve Vespaiola ricordo i torcolati di Maculan e Beato Bartolomeo. Vini passiti. Del primo ne abbiamo assaggiato assai, Massimo ed io, quando siamo stati invitati come giornalisti sull’Altopiano di Asiago. E ricordo inoltre il Perlena, vespaiolo spumante doc millesimato, dell’azienda Col Dovigo di Breganze. Un vino che mi è piaciuto, un vino originale, una dei bei prodotti della creatività italica.
E il Vespasiano? Mah, era il nome di un imperatore che tassò l’urina. Serviva per ricavarne ammoniaca e lui l’ha tassata. Ed è rimasto nella storia come il tassatore “dei cessi”. Non so, mi è venuto in mente per assonanza, ma anche perché in questi tempi c’è gente che promette e ripromette e pensa che a pagare il conto debbano essere (ancora) gli appassionati di vino. Come se chi fa e chi compra il vino non dia già il suo contributo alla Nazione… Per tanto così, mettano ancora una tassa sull’urina. Sarebbe più democratica: chi beve molto ne fa di più…