Sono le nove, sono sveglio da poco. E’ estate, luglio ed io sono in vacanza. A casa in vacanza. Una maledetta zanzara mi ha colpito stanotte (A3, B4… affondato) ed io mi gratto un po’ vicino al ginocchio sinistro e sull’avambraccio destro. Il ventilatore mi rinfresca ed io penso a come riempire la giornata. Intanto leggo e assaporo il buon amarognolo della marmellata di agrumi che mi ha regalato Simona. Un altro caffè mi aspetta e il podcast sull’Odissea mi riempie di storia, storie, etimologie greche; il fumetto di Internazionale mi attende. E più in là una bagnata ai pomodori, una lavatrice, mettere in ordine qualcosa. Insomma cose da fare per dare un senso al tempo che passa. Ma intanto sono qui, seduto davanti al computer. In uno spazio vuoto. Mi godo il nulla, le infinite illusorie possibilità. Chiedo a chatgpt l’etimologia della parola “vacanza”: “Dal punto di vista linguistico, il nucleo semantico rimane quello del verbo latino vacare, che significa:
- essere vuoto;
- essere libero;
- non essere occupato;
- essere disponibile.
In questo senso, la vacanza è, etimologicamente, un tempo “svuotato” dagli impegni, uno spazio lasciato libero dal lavoro e dalle occupazioni ordinarie. Questa idea del “vuoto” non è negativa: è uno spazio disponibile, aperto, che può essere riempito dal riposo, dalla contemplazione, dal viaggio o dall’incontro con gli altri”. Atena la dea con gli occhi azzurri, magari passa anche da me stamani.