Un Salone Particolare
Il Salone Internazionale della Canapa di Milano è stata l’occasione giusta per prendere contatto con un mondo di produttori e di idee che riguardano la canapa sativa, la grande scomparsa dell’agricoltura italiana. Non lo perché, ma fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale si coltivava un sacco di canapa in tutta Italia, soprattutto per fare tessuti e cordame, poi è sparita. Da alcuni anni, però, ne sento parlare ancora e sempre con maggiore insistenza. E il Salone di Milano ne è la riprova. Per quanto piccolo era ricco di interesse. La canapa sativa, dunque, si coltiva ancora e si trasforma molto più di prima. Non solo tessuti, infatti.
La canapa si trasforma in un sacco di prodotti, a giudicare dal Salone: mattoni, isolanti, manufatti come i vasi per la bioedilizia; creme e maschere per l’estetica; olio, farina, pasta secca, tisane, birra, dolci, pane, grissini, taralli… per l’alimentare; tessuti e filati per la moda; piante, semi e composizioni per la florovivaistica; fiori e foglie secche per un fumo legale e dicono comunque rilassante; estratti e preparati per la medicina naturale…
Interessante panorama nazionale (perché “internazionale”? forse in prospettiva) da cui sono uscito con pasta e birra e farina da provare e di cui riferirò; con una pianta da tenere in casa per poi trasformarla, a fine ciclo (settembre) in pesto, tisana, insalata… etc., etc…. Intanto, però, terrò ben da conto la sua carta di identità, per evitare che i vicini si inquietino e chiamino la polizia…