Ogni tanto i vini fanno strani giri. E qualche volta, dopo molti anni, riescono persino a riportarti indietro nel tempo.
Mi capita a volte di fare un salto in un negozio che vende a prezzi scontati prodotti provenienti da stock, acquisti in blocco, rimanenze e altre occasioni del genere. Ogni tanto ci scappa una maglietta, una camicia. Da qualche tempo, però, ho cominciato a curiosare anche tra i vini. Si chiama Reclame ed ha sedi, che io sappia, ad Arona, Verbania, Gravellona Toce, Briga Novarese…
In mezzo a moltissime etichette misteriose, soprattutto francesi, di aziende che non conosco, ogni tanto spunta qualche nome familiare. E recentemente ho cominciato a trovare diverse bottiglie di Tallarini, cantina bergamasca che conosco bene per un motivo molto semplice: la visitai tantissimi anni fa.
Parliamo probabilmente di più di venticinque anni fa. Fu una bellissima giornata, con un gruppo di amici. C’era sicuramente Bruno, che ancora oggi, quelle poche volte che riusciamo a vederci durante l’anno, ogni tanto tira fuori quel ricordo: “ti ricordi quella volta da Tallarini?”. Lo dice perché anche lui di origini bergamasche. “Sì, me la ricordo” gli rispondo ogni volta.
A portarci lì era stato Denis Tanghettini (con una “s” o con due non ricordo), personaggio singolare che per qualche tempo fu una sorta di guida nelle mie esplorazioni del mondo del vino. Poi l’ho perso completamente di vista, ma gli devo alcune esperienze che hanno avuto un peso importante nella mia formazione enologica. Fu grazie a lui, per esempio, che frequentai a Roma un corso di degustazione di Luca Maroni: per me, un’esperienza fondante.
Fu sempre grazie a Denis che arrivammo da Tallarini. Ricordo una cantina bellissima, molto ben attrezzata, un’accoglienza magnifica e, soprattutto, degli ottimi vini. Visitammo la cantina, degustammo e poi andammo a mangiare a San Giovanni delle Formiche, splendido luogo sulle colline bergamasche che nella mia memoria è rimasto indissolubilmente legato a Tallarini.
Ecco perché, quando tanti anni dopo ho visto quelle bottiglie sugli scaffali di un negozio di stock, la prima sensazione non è stata soltanto di sorpresa. Mi sono persino un po’ preoccupato: che fine avrà fatto Tallarini? Nel dubbio, naturalmente, le bottiglie le ho comprate. Il rosato, lo spumante Metodo Classico e un po’ di tutto quello che ho trovato.
Poi sono andato a cercare notizie e ho scoperto con piacere che la mia preoccupazione era del tutto infondata: Tallarini è ancora viva e vegeta, continua a produrre e, anzi, oggi presenta una gamma di vini persino più ampia di quella che ricordavo. Quelle bottiglie finite nel circuito degli stock avranno dunque una storia molto più normale: magari una partita destinata a un certo mercato, forse all’esportazione, poi rimasta invenduta e ceduta a uno stocchista. Succede.
Per me, però, trovarle ha avuto un effetto diverso. È stato come aprire improvvisamente una finestrella su una giornata di quasi trent’anni fa. E allora questo post vuole essere anche un piccolo ringraziamento. A Tallarini, per l’accoglienza di allora e per i vini che continua a fare. E a Denis Tanghettini, che non vedo e non sento da tantissimo tempo. Infine, un consiglio molto più prosaico: se vi capita di trovare in questo periodo qualche bottiglia Tallarini a un prezzo particolarmente conveniente, approfittatene.
Io l’ho fatto. E oltre ad aver ritrovato dei buoni vini, dentro quelle bottiglie ho ritrovato anche una bellissima giornata di quasi trent’anni fa.