Perché avere un indirizzo email, un profilo Facebook o un modulo per le richieste di contatto, se poi non si risponde?
In questi giorni mi sono reso conto di quanto spesso questi strumenti vengano esibiti senza essere davvero utilizzati. Volevo organizzare una degustazione con i ragazzi del Turistico in una pasticceria di Gallarate, per far conoscere loro i famosi amaretti della città. Ho scritto a tutte le pasticcerie che avevo individuato: nessuna risposta. Ho provato anche a telefonare, più volte, molte segreterie telefoniche, una signora, gentile, mi ha risposto dopo giorni. Alla fine ho lasciato perdere.
Nel frattempo sto preparando un articolo su alcune Pro Loco. Per raccogliere le informazioni necessarie, ho inviato richieste via email e Messenger. Anche in questo caso, da diverse associazioni non è arrivata alcuna risposta. E allora torno alla domanda iniziale: perché mettere a disposizione strumenti di contatto, se poi nessuno li segue?
Non pretendo una risposta immediata, né che ogni mia proposta venga accolta. Anche un «Ci dispiace, non possiamo» andrebbe benissimo. Ma il silenzio lascia un’impressione precisa: disinteresse, trascuratezza, poca attenzione verso chi cerca un contatto. Che cosa dovrebbe pensare un potenziale cliente di un’attività che non risponde? E quale immagine dà di sé un’associazione che si occupa di promuovere il territorio, ma ignora chi vorrebbe raccontarne le iniziative?
Se un canale non viene seguito, meglio non indicarlo tra i contatti. Oppure spiegare chiaramente come e dove si può ricevere una risposta. Essere presenti online significa anche esserci quando qualcuno ci scrive. Altrimenti è un po’ come mettersi gli occhiali per darsi un tono e poi non guardare ciò che si ha davanti.