Nel 1992 sono andato a Kassel, Germania, per vedere la bella mostra di arte contemporanea titolata “documenta”. Le opere d’arte erano poste in vari luoghi della città: palazzi settecenteschi e barocchi, giardini pubblici, ottocentesche “orangerie”, razionali aree espositive novecentesche… Ti davano una guida e tu seguivi un certo percorso, da “A” a “B”, per capirci. Il fatto è che, alle ore 8,00 am, quando la mostra apriva, la fila era già lunghissima. Così, dopo breve consulto, abbiamo deciso di fare il contrario: andare da “B” ad “A”. Era una mostra antologica e senza logiche cronologiche, per cui nessun problema di comprensione. Invece, grande sorpresa dei tedeschi e grande godimento, da parte nostra, di sale vuote, opere tutte per noi… Bisogna essere così: svegli; guardare dall’altra parte. Anche nelle piccole cose.
A maggio sono andato a mangiare da Alfredo Russo, al Dolce Stil Novo di Venaria, e fra le tante delizie creative mi ha fatto assaggiare una cialda dolce accompagnata da un tubetto bianco e chiuso, stile dentrificio, contenente cioccolato bianco in crema, aromatizzato, fatto da loro. Lo aprivi girando il tappo in plastica e lo spalmavi sulla cialda. La mia sorpresa è stata tanta e a lungo ho pensato a come avesse fatto lo chef a riempire il tubetto e poi sigillarlo. Immaginavo già, nella sua avveniristica cucina, strani macchinari. Invece…
Invece, non avevo imboccato il retro. Ieri sera, al Giardinetto di Pettenasco, bella cena estiva, accanto ai taglieri di carne cotta alla griglia, ecco dei cestini contenenti dei tubetti riempiti di salse “home made”. Sono loro: bianchi e sigillati. Eppure riempiti dal cuoco ospite. Come avranno fatto? Fermo il giovane titolare e chiedo (con lui sì, con Russo no: incute un poco di timore) e lui sorridendo mi mostra il retro del tubetto: “lo riempiamo da qui con la sac à poche e poi chiudiamo”. Capito? Altro che macchinari! Solo un’altra originale idea per arricchire le tavole dei ristoranti più creativi. Ti vendono i tubetti e tu li riempi. Poi chiudi arrotolando il fondo e, se vuoi, ci scrivi su con un pennarello. Et voilà, il gioco è fatto… La prossima volta apro il cervello e faccio affluire sangue ed ossigeno ai neuroni. Sennò mi toccherà fare molte file…

Già, alimentiamo il cervello…ieri sono andata in una spiaggia, ad un certo punto c’era un cancello chiuso probabilmente per evitare il passaggio delle auto, ai lati due stretti passaggi e poi mare mare mare. In quel momento una ciurma di turisti si mette in fila indiana per passare attraverso uno dei stretti passaggi. Arrivo e vedo una coda di persone….vedo il passaggio dall’altra parte deserto…Mah! che fanno tutti lì ammassati ? Passo. Tutti si sono voltati e allora tutti hanno usato entrambi i passaggi. Questo è per dire che troppo spesso siamo pecore, tutto ci piove addosso e noi siamo impermeabili….ma in quel posto che dici, perchè non vendono materia cerebrale in tubetti?
Se così fosse, sarebbe finita. Oppure non apparirebbe tale, per cui pochi ne approfitterebbero… Ma forse la materia cerebrale è proprio “dentro” a quei tubetti. Dentro ad ogni “tubetto” he ci ponga una domanda… Ciao 🙂
…e comunque mi hai dato uno spunto per un post
Ho letto. bene. Però, allappante 🙂
opps, scusa…ho corretto