A Malta con 60 Adolescenti e il Cibo

Da quando sono professore conosco gli adolescenti e il loro rapporto (nevrotico) con il cibo. Prima era tutto un lamento che all’estero si “mangia di merda”, poi che negli alberghi “ci danno porcherie”, infine “quando andiamo dal Mc?”. 

Ultima esperienza a Malta, un mese fa, con 60 ragazzini di prima che seguivano un corso di lingue. Io e colleghi a fare da tutor. Ogni mezzogiorno, la scuola dava loro un sacchetto con dentro: una bottiglietta di acqua minerale piatta, un panino imbottito, un frutto ed una merendina. Fin dal primo giorno, però, si sono evidenziate delle criticità: pochi (un terzo circa ma meno) mangiavano il frutto (arancia o mela); alcuni non mangiavano la merendina; pochi pochi il panino. Panino che subiva un controllo preventivo che portava con sé nefaste conseguenze: chi buttava via l’affettato (“fa schifo”), chi l’insalata (“non mi piace”), chi ne mangiava mezzo e poi basta… Pochi, pochi fortunati, mangiavano con serenità. Magari avanzando qualcosa per merenda. I molti, nevrotici, uscivano da scuola e si gettavano nel vicino Mcdonald’s o da Starbucks e lì spendevano piccole ma grandi cifre per mangiare. Soldi che avrebbero potuto spendere altrove, magari per scoprire il cibo locale o per fare del turismo. E poi perché pochi mangiano la frutta e verdura?

Oltre ad essere nevrotica, la maggior parte degli studenti era anche mal educata nella gestione dei rifiuti. Il primo giorno nei sacchetti di carta spinti a forza nei cestini ci abbiamo trovato di tutto: frutta (tanta), plastica e carta insieme, mezzi panini o panini interi, merendine. L’acqua, invece, subiva un altro trattamento: una o due sorsate e poi la bottiglietta veniva abbandonata dove capitava. Nei giorni successivi, noi docenti abbiamo cominciato ad educare i giovani a: riconsegnare la frutta non mangiata; a dare i panini non mangiati a noi che poi li davamo a chi, invece, ne voleva un altro; a consegnarci le merendine integre; a separare la carta dalla plastica (la scuola era dotata di bidone selettivi), a mettere gli avanzi nell’umido. E, cosa assai difficile, a svuotare le bottigliette d’acqua nel lavandino dei bagni e poi gettare la bottiglietta vuota nella plastica. Confesso che non molti ce la facevano: proprio non ne capivano il senso. Credo non sappiano cosa è l’acqua minerale con la sua unicità. E forse pensano che il mondo sia come casa loro: ci pensa la mamma a pulire. Deprimente.

Ovviamente, la sindrome del professore è quella di vedere sempre ciò che va male (l’albero che cade) e non notare ciò che va bene (la foresta che cresce), però di “alberi caduti” ce n’erano davvero tanti. Deprimente.

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