Io non sono originale come Carlo che crede di essere stato rapito dagli alieni (abductions o abduzione, mi sembra si dica). Però anch’io sono stato rapito. Sì, ma non dagli omini verdi, bensì dagli impegni che mi hanno fatto sparire da sotto il naso una decina di giorni. Giorni in cui ho assaggiato anche numerosi, rimarchevoli vini, ma di cui ricordo ben poco per la fretta. Eppure sono stato un po’ ovunque: in Valsesia, ad Udine, in osterie di montagna, in ristoranti stellati michelin, da assaggiare liquori, a far degustare il Fernet Branca (di cui sono un “brand ambassador”), a fare corsi sul vino, a casa davanti al computer a scrivere, a degustazioni, ad organizzare serate gastronomiche ed il compleanno di mio padre, a portare mio figlio a scuola, a correre qua e là… e di vini ne ho assaggiati. Un oblio a cui ho posto rimedio ieri, quando con Pier e Riccardo (e Paola e la figlia di lei, con il piercing nella lingua, e poi altri di cui non ricordo il nome) sono andato in Valsesia, dall’Augusto di Piode, per un servizio fotografico sulle miacce. Abbiamo lavorato, sì, ma in relax ed abbiamo anche mangiato e bevuto (Riccardo è ad un certo punto scappato via…). Uno dei vini, un vino strano, mi ha, ci ha colpito: un Ca’ del Ge’ La Fidela Bonarda doc Oltrepo Pavese, 15°, del 2003. Un vino strano, che faceva fondo nel bicchiere e al naso sapeva subito di alcool (sfido, con quella gradazione!), ma anche un poco di spezie e un che di frutta: forse prugna, forse mora, forse lampone. In bocca era dolce, meglio abboccato, asciutto, un poco allappante… nel complesso piacevole. Ah, dimenticavo: non frizzava per nulla! Ma che bonarda era? È con questo vino che mi riprenderò dal “rapimento”? Con questo vino alieno, con questo vino da abduzione…
Sono stato rapito…
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