Sinapsi

A volte i miei interessi si mescolano pur essendo anche abbastanza distanti, creando strane connessioni. Curiosi collegamenti reticolari all’interno del mio cervello. Sinapsi che s’intrecciano.

In questi mesi d’inizio anno mi sono occupato più volte degli agrumi di Cannero. Come Condotta Slow Food Verbano e Cusio abbiamo organizzato un paio di incontri sul tema. Ho anche portato le ragazze del terzo anno in uscita didattica a visitare i giardini di Cannero Riviera e abbiamo realizzato una mostra a scuola.

Oltre ai colori, ai profumi, alla storia e alle tradizioni, ciò che abbiamo cercato di trasmettere a tutti è che a Cannero, per ragioni storiche e climatiche, esiste una ricca biodiversità di agrumi. Questo comune dell’alto Piemonte è considerato il paese più a nord d’Italia dove gli agrumi crescono in piena terra: un’anomalia botanica resa possibile dal particolare microclima del Lago Maggiore, mitigato dalle acque del lago e protetto dalle montagne. Nel corso dei secoli gli agrumi si sono radicati nel territorio e, da oggetto di produzione agricola, sono diventati oggi soprattutto elementi d’arredo dei giardini, liberi di ibridarsi e moltiplicarsi spontaneamente, creando un effetto quasi da giardino all’inglese: un apparente, ma in realtà reale, disordine compositivo che affascina molto. Limoni, cedri, pompelmi, aranci amari e varietà rare convivono infatti in uno spazio ristretto, generando una biodiversità sorprendente.

Questo pensiero mi è venuto, visitando la Fondazione Calderara, il museo nato da una lunga ricerca e da continui scambi con artisti contemporanei. La casa-fondazione di Antonio Calderara si trova ad Ameno, sul lago d’Orta: una dimora raccolta e silenziosa, rimasta quasi intatta, dove le opere dialogano con gli spazi domestici e con la luce del lago. Più che un museo tradizionale, sembra un luogo di meditazione visiva, costruito secondo un equilibrio estremamente preciso.

Calderara è stato un pittore a cavallo tra la prima e la seconda metà del Novecento, che trasformò progressivamente la propria arte: da un figurativo di impronta impressionista arrivò a uno stile astratto e rigoroso, anche per ragioni molto personali. La sua pittura si concentrò sempre più sulla luce, sulle variazioni minime di tono e sulla ricerca dell’essenziale, fino a forme geometriche di estrema purezza.

Nel corso della sua vita raccolse opere d’arte acquistando, scambiando e intrecciando relazioni con artisti a lui contemporanei, precedenti o più giovani. Quando ormai era anziano, costruì una collezione che anche qui ha l’apparenza di un giardino all’inglese: apparentemente casuale, ma in realtà profondamente pensato.

A differenza di Cannero, però, dove la mano che crea queste composizioni è quella della natura, qui è la mano dell’artista a scegliere, ordinare, scambiare. La sua collezione possiede una biodiversità artistica elevatissima concentrata in uno spazio ristretto, e questa cosa mi ricorda proprio Cannero. Curioso paragone, sinapsi all’opera.

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