A volte i vini arrivano così: senza cercarli davvero. Entrano nella tua giornata da una porta laterale, in un momento qualsiasi, in una mezz’ora da riempire, un negozio di quelli che recuperano invenduti, scaffali eterogenei dove tutto sembra capitato lì per caso. È successo da Reclame, qui in zona. Sono uscito con una bottiglia che non conoscevo, ma che mi è rimasta subito in testa: Cascina Garitina Stradapervillata, tutto attaccato. Il nome già suggerisce un percorso, più che un’etichetta. E in effetti dietro c’è una storia che avevo già incrociato, senza accorgermene subito.


Una Barbera dritta, senza scorciatoie
Stradapervillata è una Barbera che punta sulla verticalità. Non la fanno sempre e in effetti sul sito non c’è. Una barbera che non cerca volume o concentrazione, ma precisione: acidità viva, sviluppo lineare, una beva che tira dritta. Vinificata in acciaio, giocata sulla giovinezza e sulla pulizia. Una Barbera “di purezza”, come si direbbe e infatti è proprio questa la sensazione che mi aspetto: niente orpelli, niente sovrastrutture. Anche il prezzo che ho pagato, sorprendentemente contenuto rispetto a quanto si legge in giro, contribuisce a renderla una di quelle bottiglie che ti viene voglia di ricomprare subito, prima ancora di averla finita.
Il déjà-vu: una Big Bench tra i vigneti
Poi, a freddo, il collegamento. Quell’etichetta, quel tipo di bottiglia non mi erano del tutto nuovi. Con Romina, tempo fa, durante uno dei nostri giri a caccia di Big Bench — quelli fatti con l’app Tabui, passaporto alla mano — eravamo finiti proprio lì, tra le colline del Monferrato. Una panchina gigante in mezzo ai vigneti. Una di quelle soste che non sono solo una foto, ma un piccolo rito: salire, guardare, timbrare. Io senza passaporto, come sempre. Romina invece no: timbro preso anche lì. Ed è proprio in quell’occasione che avevo già incrociato i vini di Cascina Garitina, “proprietaria” della panchina gigante.
Cascina Garitina: vino e linguaggio contemporaneo
Cascina Garitina è una realtà che si distingue, prima ancora che per i vini, per il modo in cui li racconta. Bottiglie dalla forma leggermente fuori standard, spalle larghe, presenza visiva marcata. Etichette non convenzionali, quasi a voler dichiarare fin da subito una distanza da un certo immaginario classico del vino piemontese. Anche il sito e la comunicazione seguono questa linea: giovane, diretta, senza rigidità. Ma non è solo questione di estetica.
Il vino come ritorno
Adesso quella bottiglia è lì, pronta. La aprirò nei prossimi giorni, anche se la stagione comincia a spingere verso altro: bianchi, bollicine, vini più leggeri. Eppure c’è qualcosa di giusto nel berla adesso. Perché non è solo una Barbera. È un ritorno inatteso: a una giornata di panchine, a un pezzo di Monferrato, a un ricordo che non sapevo di avere ancora lì. E forse è proprio questo uno dei motivi per cui certi vini funzionano così bene: non perché siano perfetti, ma perché arrivano nel momento giusto o tornano, quando meno te lo aspetti.