Samarcanda

La morte ci aspetta, non ci cerca: “Sbagli, t'inganni, ti sbagli... Io non ti guardavo con malignità, era solamente uno sguardo stupito, cosa ci facevi l'altro ieri là? T'aspettavo qui per oggi a Samarcanda, eri lontanissimo due giorni fa, ho temuto che per ascoltar la banda non facessi in tempo ad arrivare qua”.  Oh oh cavallo!

La mia amica “vide fra la folla quella nera signora, vide che cercava lei e si spaventò”; sapeva che i suoi polmoni intrisi di fumo non avrebbero retto l’assalto del covid e così “fuggire, fuggire di qua, alla parata lei mi stava vicino, e mi guardava con malignità… datele la bestia più veloce che c’è”: e allora una teoria di gel disinfettante, mascherine, isolamento volontario, distanza, guanti usa e getta… “Fiumi poi campi, poi l’alba era viola, bianche le torri che infine toccò, ma c’era su la porta quella nera signora stanca di fuggire la sua testa chinò”: un banale incidente e il veloce ricovero in ospedale e lì, o forse altrove, il virus che entra nei suoi anneriti polmoni, collassandoli. Poi la morte e la sorpresa incredula: “Eri fra la gente nella capitale, so che mi guardavi con malignità, son scappato in mezzo ai grilli e alle cicale, son scappato via ma ti ritrovo qua!”. La morte ci aspetta, non ci cerca: “Sbagli, t’inganni, ti sbagli… Io non ti guardavo con malignità, era solamente uno sguardo stupito, cosa ci facevi l’altro ieri là? T’aspettavo qui per oggi a Samarcanda, eri lontanissimo due giorni fa, ho temuto che per ascoltar la banda non facessi in tempo ad arrivare qua”. Oh oh cavallo! Oh oh Giovanna… Addio!

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