Trasformers

“Ma è un barolo!”. No non lo è: si tratta di un puro Raboso del Piave doc Sangue del Diavolo 2017 di Ca’ di Rajo. Giuseppina tentenna, “sì è vero, somiglia… forse”. Somiglia perché potente, passato un poco in legno, uve surmature; strutturato ma diverso. Al naso profuma di ciliegie, di amarene, di piccoli frutti scuri. Promette dolcezza. In bocca invece è potente, pieno, caldo (14°), aspro sul finale più che tannico. Il bicchiere è pieno di colore. Buono. Mi è piaciuto. Esempio mirabile di come un vitigno tradizionale, anche un po’ negletto, può essere trasformato in altro. Buono.

Esempio mirabile di come un vitigno tradizionale, anche un po’ negletto, può essere trasformato in altro. Buono.
Foto di Tannico

L’ho incontrato l’altro giorno durante un virtual tasting organizzato dal Consorzio Vini Venezia e l’ho apprezzato come ho apprezzato gli altri due vini: il Manzoni bianco doc Piave di Pizzolato e il Cabernet 2017 Piave doc di Antonio Facchin (80% sauvignon e 20% franc). Tutti e tre i vini avevano qualcosa da raccontare oltre all’assaggio: parla di storie del passato e vigneti tradizionali bellussera il primo; biologico e attentissimo all’ambiente il secondo; lunga tradizione per il terzo. Da conoscere, un buon incontro.

Quanti anni può invecchiare ancora il Raboso? “Molti, forse non come un barolo ma molti”.

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Riccardo Milan

Riccardo Milan Professore, giornalista e blogger Professore della scuola alberghiera “Erminio Maggia” di Stresa; giornalista pubblicista (iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte tessera n° 59377 del 6 - 6 - 1991), blogger con il blog Allappante.it, dall'ottobre 2017 linkato da La Voce di Novara on line; direttore della rivista "Paese Mio" edita dal Comitato Unpli del Piemonte; collaboratore di "Arcobaleno d'Italia"; ha scritto anche due libri di cucina, nonché altri di storia locale; si è occupato per anni di cultura materiale: vino, gastronomia, cucina per lo più tipica, storia di...; docente a tempo in alcuni centri di formazione professionale, anche nel carcere di Verbania; consulente per la realizzazione e gestione di carte dei vini, corsi e didattica sui vini e sui prodotti tipici. Ha collaborato ad inizio Duemila con la Fic (Federazione Italiana Cuochi), in segreteria e nella redazione della rivista "Il Cuoco". Allievo di Luca Maroni. Già membro dell'Aies, dell'Adam (diplomato Idrosommelier) e dell'Aims. Organizzatore e collaboratore di banchi di assaggio vini, Sanvino, Lago d'Orta Wine Festival., Chebolle e Sapeg. Socio attivo di Slow Food, condotta verbanese. Socio ed ex presidente dell'Associazione Turistica Pro Loco di Omegna; membro da più mandati della Giunta Provinciale Unpli Vco e del Consiglio regionale Unpli, della Giunta del Piemonte da due mandati; e dal 2016 al 2020 nel Consiglio nazionale Unpli. E' stato donatore AVIS ed ora collabora con la onlus Maresca di Santhià. Vive da sempre sul Lago d’Orta, fra Omegna e Bolzano Novarese.

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