Portalo a Casa

Anni fa mi capitò di andare a mangiare in pizzeria con un’amica. A fine serata le era rimasta una parte della pizza e, non volendo lasciarla nel piatto, chiese semplicemente una scatola per portarla a casa. Era la prima volta che vedevo farlo. Nessuno tranne me trovò la richiesta strana: le portarono il contenitore, lei sistemò dentro ciò che era avanzato e se lo portò via. Un gesto semplice, quasi scontato. Per me era la prima volta. Poi lo visto molte volte ancora. Di solito portano via il piatto con la pizza avanzata e ritornano col contenitore da asporto. Ho visto fare così anche al ristorante, anche per i vini. Ed è una bella cosa combattere lo spreco, non avanzare il cibo. E sembrano essere tutti d’accordo. Però!

Questa estate però, mi è capitato di vivere una situazione molto diversa. Ero a Biella, durante una cena di Slow Food organizzata in occasione dei Mercati della Terra. Al mio tavolo sedevano anche alcune autorità locali: persone simpatiche, alla mano, in un’atmosfera piacevole e conviviale. Il menù era quasi interamente vegetariano e, arrivati a una delle portate, tutti satolli, qualcuno lasciò nel piatto una parte di ciò che era stato servito. Quegli avanzi finirono nella spazzatura.

Io decisi di fare diversamente. Mi procurai un sacchetto di carta da uno dei produttori presenti al mercato e vi misi quello che non ero riuscito a terminare, le verdure del pinzimonio. La signora seduta accanto a me, vedendomi, forse colta da un piccolo senso di colpa, mi disse: «Allora prenda anche le mie». Le presi volentieri.

La cosa che mi colpì, però, furono gli sguardi degli altri commensali. Mi osservavano con un certo stupore, quasi avessi fatto qualcosa di insolito o fuori luogo. Eppure, ai miei occhi, era esattamente il contrario: mi sembrava molto più strano buttare via del buon cibo ancora perfettamente commestibile.

È anche da episodi come questo che mi rendo conto di quanta strada ci sia ancora da percorrere sul tema della consapevolezza alimentare. Dovremmo tornare a riconoscere al cibo il suo valore, considerandolo qualcosa di prezioso, quasi sacro. Qualcosa che non si butta semplicemente perché non si è riusciti a finirlo in quel momento. Se avanza, si conserva, si porta a casa e si mangia più tardi, quando torna la fame.

Io l’ho sempre vissuta così. E lo stesso principio, per me, vale anche per il vino. Anche se, mi confesso, faccio fatica ad avanzarlo.

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