Ieri sera sono andato a mangiare in una pizzeria chiamata Al Cantuccio. Ci sono andato apposta perché fanno una pizza piena di ingredienti chiamata con lo stesso nome del locale ed io la volevo assaggiare. Su questa pizza ci sono funghetti calamari gamberetti capperi prosciutto salsiccia… alcuni di questi ingredienti sono stati messi a caldo ed altri a freddo. Nonostante l’affollamento, la pizza non era buona. L’abbondanza di ingredienti abbassava la temperatura della pizza e soprattutto i capperi che erano in agro facevano stonare il sapore, insieme ai calamari che sapevano troppo di mare. Il mix del profumo e del sapore della pizza insomma non mi è piaciuto. Mi hai fatto però capire e ricordare che non basta aggiungere ingredienti per fare un prodotto buono. Mentre mangiavo mi è rinvenuto un ricordo, quando ospitai un americano tanti anni fa, ai tempi di Isabella. Ci preparò una pasta con un sugo da lui al momento inventato, mettendoci dentro di tutto. Con la scusa di un femminile malessere, Isabella non mangiò niente mentre io l’ho assaggiata per poi andare in bagno. Mentre mangiavo la pizza, dicevo che non era certo da vomitare, ma comunque aveva la stessa logica alchemica dell’ aggiungere ingredienti per aggiungere bontà. Come fosse una somma matematica. Come certi panini che facevo al pomeriggio di ritorno dal liceo, quando ero divorato da una fame adolescenziale e in mezzo al pane ci mettevo qualsiasi cosa trovassi. Ma no, non è la legge giusta e la pizza di ieri me lo ha ricordato.
