Che curiosa coincidenza. Domenica ero a Carema, a visitare vigneti, il vecchio borgo; assaggiare i vini della Cantina dei Produttori; respirare quell'aria di decadenza che permea un borgo antichissimo che da secoli fa vino: un vino rosso da uve nebbiolo, profumato, magro, fresco e anche un po' asprigno. Parlavo con il vicepresidente della Cooperativa che mi faceva l'elenco dei problemi: vigne abbandonate, terrazzamenti da lavorare a mano, poco ricambio generazionale, frammentazione folle della proprietà fondiaria, la monorotaia fatta dalla Provincia malmessa… Il paese stesso trasudava occasioni perse per essere un attrattiva turistica di primo livello: la casa romana lasciata a sé, la vecchia osteria trasformata in gelateria, il circolo in pizzeria, i filari di vite che correvano sulle strade sono abbandonati, pochi abitanti, una strada rumorosa sul fondovalle (che è però la salvezza della Cooperativa). I produttori di Carema doc sono due, gli ettari poco meno di trenta, con resa massima sotto il quintale. Cosa volete che sia il Carema doc? Un pezzettino di storia affascinante, un'agricoltura eroica, un vino per appassionati, un borgo da proporre come museo vivente… risponderei io.
Invece, per Franco Ziliani, penna pungente del web, è un covo di briganti. In un suo editoriale contro l'uso dei vitigni migliorativi (chissà cosa diceva negli anni Novanta?), che ho scorto solo stamani, leggo che “Carema, per l'omonima Doc "di montagna" che potrebbe essere prodotta con "l'aiutino" di un 15% massimo di altre uve ben poco "montanare" tipo Merlot o Syrah. E mi limito a citare solo i casi più clamorosi”. Poi il discorso si fa generico. Ed ecco che spiega il suo “Ziliani pensiero”: “Ma perché mai oggi, se non per fini puramente commerciali e per una malintesa idea di quello che chiede il mercato, magari illudendosi di rispondere così alla crisi in atto, introdurre vitigni internazionali nelle denominazioni storiche? Come non capire che in questo modo si ottiene solo il risultato di conformare e standardizzare i vini e di renderli molto meno interessanti anche commercialmente? Dicano pure che non ci sono alternative, che è il mercato globale a costringere a simili scelte. La mia risposta, forse monotona, ma coerente, sarò sempre la stessa: mi spiace, ma io non ci sto! “.
Povero Carema doc, poveri produttori (sono due!) trattati alla stregua di contraffattori cinesi, virgolettati, messi nei “casi clamorosi”… eppure i due produttori dichiarano che né uno né l'altro usano altro che nebbiolo per fare il Carema doc. Sì, certo, esistono in loco alcune vigne di neretto e di chardonnay e forse di altro, con cui fanno vini bianchi e rossi fuori dalla doc Carema. Forse Ziliani ha altre informazioni che io non so. Ma ho il sospetto che abbia parlato per sentito dire e che se andasse a fare un giro nel borgo, parlasse con gli agricoltori, si accorgerebbe e cambierebbe opinione.
Io intanto, consiglio il Carema della Cantina Riserva del 2006: bel bouquet ricco, magro, fresco… giovane, asprigno. Pieno nebbiolo, direi. Vino di montagna a 7,50 euro. Ottimo prezzo. Segnalo anche il rosato di nebbiolo: profumato e fresco. Nel cortile della Cantina, auto svizzere e francesi. Pochi italiani. Che leggano tutti Ziliani?
Carissimo Ricky,
ci mancano i tuoi pezzi pieni di storia e emozioni, e il tuo pizzico magico di fantasia……..
Buona guarigione.
ciaooo