Paolo Tealdi, I Suppose?

Nella moderna giungla dei social ho ritrovato alcune settimane fa Paolo Tealdi, vignaiolo novarese con cui sono stato legato da rapporti di amicizia per anni. Poi l’oblio e la sua scomparsa per un decennio. Un oblio che ha coperto anche la sua azienda di Sizzano, la BIanchi. Molte chiacchiere e un buco misterioso da riempire.

L’ho poi incontrato sabato scorso nel villaggio di Portacomaro, in provincia di Asti, dove dirige da un anno la tenuta Castello del Poggio, azienda del gruppo Zonin, con una storia ed patrimonio viticolo impressionante. Leggiamo: “la fortificazione appunto della tenuta Castello del Poggio è un castello, casaforte medioevale che appartenne alla nobile famiglia dei Bunéis costruita fra il 1100 e il 1300… Acquistata nel 1985, si estende oggi per 186 ettari, di cui 160 a vigneto… Gli originari 35 ettari di vigne, un tempo di proprietà del noto vignaiolo piemontese Arturo Bersano, sono diventati ben 160 ettari grazie a una paziente e lungimirante opera di riqualificazione (“si è speso più in atti notarili che in acquisto dei vigneti” mi ha detto Paolo) ed ampliamento dei terreni vitati con le acquisizioni delle cascine Rocca, Cerrina, Cascinot, Masarej, Poggio, Orto e della cascina Il Briccone in comune di Costigliole d’Asti, chiamata anche terra d’oro perché arricchita dai grappoli dello splendido Moscato d’Asti. Con tale riordino di terre e vigne la famiglia Zonin ha ricompattato l’originaria proprietà fondiaria dei Bunéis del XVIII secolo”.

La sua vita è cambiata di molto, anche dal punto di vista personale. In bene anche lì, comunque. Non dimentico poi che Paolo dirige anche la tenuta dove si produce un ottimo metodo classico, l’ Oltrenero, di Zenevredo (Pv). E poi tiene in vita (“il sabato e la domenica”) l’azienda di famiglia. Ma poco più di un hobby e di un dovere verso l’anziana madre. O forse un giardino per la pensione. 

Eravamo a tavola con altri e siamo stati sul vago. Mi riprometto di incontrarlo ancora. Per cui non conosco le strade che l’hanno portato fino a là, ma certo che più di un naufrago, mi è sembrato un sicuro navigante. Ad maiora!

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