Ecco, sono davanti allo scaffale degli oli e cerco un olio dop o, almeno, igp. Dunque… eccone uno biologico, uno delicato, uno italiano, uno in offerta… in alto a destra un olio incartato in pellicola d’oro: l’unico olio dop di un supermercato neanche male. Non un discount, non una catena straniera… Eppure di oli dop davvero pochi. Anzi, uno solo. E poi oli a tre, quattro euro… troppo pochi per essere artigianale, per avere una storia. Se va bene sono miscele di oli comunitari e/o extracomunitari; se va male sono oli rettificati etc etc Non fanno male, per carità, ma dove è l’indignazione collettiva per i prodotti che fanno italian sounding come i prosecchi brasiliani, i finti parmigiani americani… Sarebbe come vendere del vino “rosso delicato” o “bianco fruttato” senza specificare da dove viene e come è fatto. La Coldiretti, la stampa farebbero un gran casino… invece per gli oli no, niente. Sì, la ditta è italiana ma certo questo non è di per sé una garanzia. Ci sarebbe da sperare a questo punto che la UE decidesse di vietare la vendita di oli sottoprezzo, così i sovranisti si inalbererebbero e qualcuno, forse, si indignerebbe anche per questi oli misteriosi che usano l’eco della tradizione gastronomica italiana.
Ah, dite: in altri negozi ci sono tanti oli dop ed igp? Mah, io ne ho trovati alcuni in più, ma sempre poca roba rispetto, per capirci, alla proporzione fra vini doc e vini non doc. No, l’olio non indigna…
