Ci sono delle porte chiuse nelle metro di tutto il mondo. Sono un po’ nascoste ed ogni volta che le vedo mi chiedo dove portino. Mi sono sempre immaginato corridoi ed uscite alternative. Mi sono sempre immaginato persone, altra gente, altra vita che striscia e corre e si muove là dentro. Senza che io possa vedere. Ogni tanto immagino che qualcuno esca da lì per un attimo, che ti sorrida furtivamente per poi scomparire di nuovo.
Lì dentro c’è stata a lungo la mia fidanzata dell’Università: mi lasciò per un altro ed io non la vidi per anni. Che buffo: anni e mesi e giorni e minuti a vederci sempre e poi, all’improvviso, è sparita. Una volta l’ho incontrata ad un angolo di strada: mi ero piegato verso il muro per accendere una sigaretta (c’era vento) e girandomi ho incrociato il suo sguardo. Un mezzo sorriso ed un saluto veloce e l’ho vista andare e rientrare in qualche corridoio sotterraneo da dove sono arrivati solo spezzoni di messaggi negli anni dopo. Ora deve essere scesa ancora più in fondo, là dove non arrivano più neppure i rumori più forti e non esce nulla.
E’ andata a fare compagnia alle tante altre persone che non camminano più qui con me: so che sono vive ma non le vedo mai, non le incontro mai. Stanno in corridoi paralleli al mio. Vivono là ed io ne sento ancora il profumo, ne ricordo i sentimenti, mi sembra che ci sia fra me e loro un collegamento impalpabile, come un fumo vischioso, caldo, avvolgente… qualcosa che supera i muri e mette in contatto mondi paralleli.
Ma non li vedo più. Sono entrati in qualche porta, porticina; sono scesi; non li vedo più.