Da ieri Moncalvo, provincia di Asti, è la seconda Città dell’Olio del Piemonte. L’anno scorso infatti divenne la prima il borgo di Olivola, Alessandria (in nomen omen, direi). Ed ora è la volta di Moncalvo e di tutto il Monferrato. La produzione di olio in questa parte del Piemonte è infatti tornata dopo secoli di oblio dovuto alle piccole glaciazioni che hanno segnato la seconda parte del secondo millennio. Come la toponomastica ci dice, vedi Olivola appunto, la produzione di olio era già presente nella regione; anche la presenza di alberi secolari di ulivo, come quello al Santuario di Crea (Alessandria) ci testimoniano un’antica frequentazione.








Oggi a causa di un naturale ciclo climatico, come sostengono alcuni, o del riscaldamento climatico indotto dalle attività umane, come pensano molti, la produzione di olio di oliva è tornata in Piemonte e nella fattispecie in Monferrato. Lo testimoniano i già numerosi produttori ed anche la qualità del prodotto locale. Fuori dallo storico teatro comunale di Moncalvo, posizionate nel piazzale come in un cerchio magico, facevano mostra di sé alcune ditte produttrici accompagnate dalla rappresentanza simbolica di altri prodotti locali gloria del Monferrato: vino in primis, poi carne, dolci…
Ma chi erano i produttori di olio di oliva evo presenti a Moncalvo? Li elenco perché il mio post abbia valore di testimonianza storica: l’olio della Tenuta di Razzano, della famiglia Olivero (altro segno!) di Alfiano Natta, l’olio La Ru di Botto Marco di Sala Monferrato, quello evo di Agricola Agorà di Trino Vercellese, l’olio de La Salvia Bianca di Villadeati, quello di Prediomagno di Grana e quello di Cristina Melotti dell’Azienda Agricola San Pietro di Olivola.
Come erano? Buoni, diversamente buoni. Tutti con carattere: profumi, note piccanti ed amarognole, di un verde limpido. Di qualità.