Metti che una sera sei ad Hong Kong. Ad inizio novembre. Sei cinese o vivi là. Ti occupi di vini. E sei importante: chennesò un importatore di vini, un grossista, un enotecaro assai noto, un giornalista di settore. Calati nel personaggio. Ti può capitare che all'International Wine and Spirits Fair ti invitino al gala organizzato da Vinitaly e dall'Italian Cuisine & Wine World Summit, momento importante della promozione del vino italiano in Asia. Un gala Wine Dinner alla Convention Hall in cui assaggi i vini generosamente regalati dagli sponsor: il Ferrari brut con l'aperitivo, chardonnay puro; il pinot grigio Santa Margherita con gli antipasti; La Grola di Allegrini, corvina e syrah, e il brunello di montalcino 2006 di Banfi con il risotto; ancora sul risotto puoi scegliere un Aquilis 2010 Tenuta Cà Bolani, sauvignon blac di due cloni differenti, uno dei quali francese; con il secondo, ti servono un amarone valpolicella 207 Le Origini di Bolla, ed un Decima Aurea 2004 della Tenuta Santa Maria della Pieve, 100% merlot; e un vinsanto del chianti classico 2001 del Castello d'Albola sul dolce. Mettiamo che tu sia un po' confuso, vuoi per l'alcol vuoi perché avevi sentito parlare dell'originalità della viticultura italiana: vitigni autoctoni e vinificazioni originali… mettiamo che tu trovi un po' troppa Francia nelle scelte. Che l'Italia abbia copiato? Pensi: eppure dicono che siamo noi cinesi che copiamo un po' tutto. Mah. Poi il tuo pensiero passa ai cibi assaggiati e anche qui dubbi: ma la cucina italiana non era quella del prodotto povero reso ricco? Del quinto quarto? Delle verdure? Della pasta… della dieta mediterranea? Come giudicare -certo buona, pensi- la Panzanella d'aragosta all'olio di oliva extra vergine di oliva Terre del Sole preparata dallo chef Luca Collami? L'aragosta non è un classico della cucina francese? Mah, metti che sei superficialmente dubbioso… Un po' più di Italia ti dona il piatto realizzato da Carlo Sacco, il Carnaroli Acquerello mantecato con funghi porcini e gallinacci, castagne e spuma di grana padano dop e polvere di liquirizia… sì, ma chissà cosa è questa “liquirizia”? Metti che ti sei tranquillizzato, ma le Guance di bue brasate all'amarone e cioccolato amaro con polenta taragna giugono inattese: non te le aspettavi proprio. Pensavi che il cioccolato, gli italiani, lo usassero solo per i dolci e per quella deliziosa bevanda calda. Invece lo chef Mario Caramella lo usa con la carne… E, in effetti, te lo trovi nel dolce realizzato da Sergio Vineis: la Panna cotta alle amarene Fabbri con crema ganache al cacao 72% e sale speziato… Ma la “ganache” non è una parola francese? E il sale speziato? Bah. Metti che sei un cinese confuso che esci dalla cena e che, forse, pensi di aver capito male… L'enogastronomia italiana non è poi così originale è imparentata con la Francia,
Metti una sera ad Hong Kong
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Permettimi un appunto. Credo che il piatto del "nostro" Carlo sia invece indovinatissimo. E' un concentrato di tipicità italiana ma con l'aggiunta della liquirizia, ben conosciuta in Cina e quindi utile a creare una connessione ed un interesse maggiore. oppure no ?
Saluti
Paolo
Bah, i miei dubbi non sono sui piatti e gli ingredienti in sé. La domanda che mi pongo è: quale cucina italiana si deve propagandare e propaganda meglio lo stile italiano? Quella tradizionale (magari un po' creativa) o quella modernista, creativa… svincolata dalla tradizione, dalle stagioni, dalle produzioni nazionali? Il piatto di Carlo è il più tradizionale fra gli altri, anche se non rinuncia (ed è giusto) alla creatività, al prezioso… nel suo stile: rendere prezioso ciò che non lo è per definizione… la liquirizia? Mah, mi sembrava solo un poco più in là. Ma mi va bene. Pensavo però anche al contesto: un pubblico internazionale: ritroveranno la liquirizia nelle trattorie nazionali?
Ciao e buone feste se non ci vediamo de visu