Massino Visconti potrebbe raccontare molto di più

Ventisei edizioni rappresentano già una garanzia. Il Giro Enogastronomico dei Cortili di Massino Visconti, andato in scena sul versante del Vergante, sponda piemontese del Lago Maggiore in Piemonte, nella serata del 1 agosto, continua ad attirare centinaia di persone. Quest’anno i partecipanti sono stati circa 650, confermando il successo di una formula che, nata oltre un quarto di secolo fa, continua a funzionare.

Ricordo ancora la prima edizione. C’erano l’amico Luigi Patrone e un gruppo di instancabili buongustai che, prendendo spunto da una delle prime passeggiate enogastronomiche organizzate nelle Langhe, decisero di portare quell’idea anche nel Vergante. Era un’intuizione semplice ma vincente: unire il piacere della tavola alla scoperta di un paese attraverso i suoi cortili. Caratteristica precipua di Massino. 

Da allora quel format è stato replicato in molte località italiane, ma quello di Massino Visconti conserva ancora oggi un fascino particolare.

I 35 euro richiesti per la partecipazione possono forse apparire elevati se rapportati esclusivamente a ciò che viene servito nei piatti. Ma sarebbe un errore valutare la manifestazione soltanto dal punto di vista gastronomico. Il vero valore dell’iniziativa sta nell’atmosfera: passeggiare tra vicoli e cortili normalmente chiusi, ascoltare musica dal vivo, incontrare persone, vivere il paese in una dimensione conviviale che difficilmente si ritrova durante il resto dell’anno.

Ed è proprio camminando tra queste vie che nasce anche qualche riflessione.

Massino Visconti racconta, quasi senza parlare, le molte vite che ha attraversato. È stato un paese profondamente agricolo, costruito quando ogni metro quadrato di terreno coltivabile aveva un valore prezioso. Le abitazioni, addossate l’una all’altra, occupavano il minimo spazio possibile, lasciando alla campagna il compito di garantire il sostentamento delle famiglie.

Oggi il paesaggio è cambiato. Attorno al nucleo storico sono sorte villette e seconde case, mentre parte del borgo antico appare silenziosa: alcune abitazioni sono disabitate, altre vengono aperte soltanto durante le vacanze, altre ancora mostrano i segni del tempo.

Eppure basta osservare con attenzione per accorgersi che ogni angolo custodisce una storia.

Sui muri resistono ancora, sbiadite ma leggibili, le scritte lasciate dalle classi di coscritti: “Classe 1957”, “Classe 1965”, “Classe 1974”. Sono testimonianze di una tradizione che per decenni ha rappresentato un importante momento di aggregazione sociale e che oggi racconta una comunità profondamente diversa da quella attuale.

Lungo il percorso si incontrano anche numerose edicole votive dedicate alla Madonna, ai santi e al Cristo. Alcune sono curate con attenzione, altre mostrano evidenti segni di degrado, altre ancora stanno lentamente scomparendo. Piccoli monumenti della religiosità popolare che meriterebbero di essere conosciuti e valorizzati.

Dietro ai cortili compaiono orti ben tenuti, sopravvissuti al passare del tempo, mentre qua e là resistono ancora i segni della civiltà contadina: ricoveri per gli animali, vecchi pollai, strutture rurali che ricordano un’economia familiare ormai quasi scomparsa.

Persino i terrazzamenti che risalgono il pendio sopra il paese raccontano l’ingegno con cui, per secoli, gli abitanti hanno conquistato spazio coltivabile sulla montagna, modellando il paesaggio con muri a secco e piccoli appezzamenti.

È proprio qui che, forse, si trova l’unico limite della manifestazione.

Il Giro dei Cortili accompagna il visitatore dentro luoghi normalmente poco accessibili, ma raramente ne racconta la storia. Sarebbe sufficiente poco: un pannello davanti ai cortili più significativi, qualche breve testo storico, fotografie d’epoca, oppure un QR Code da inquadrare con il telefono per ascoltare il racconto delle famiglie che vi hanno abitato, delle cappelle votive, dei terrazzamenti, delle tradizioni agricole e delle trasformazioni urbanistiche del paese.

Il pubblico c’è. Le persone dimostrano di avere voglia di camminare, osservare, fermarsi. Perché non offrire loro anche qualche motivo in più per comprendere ciò che stanno vedendo?

La gastronomia è un eccellente strumento per attirare visitatori, ma oggi il turismo cerca sempre più esperienze autentiche, storie, identità, memoria dei luoghi.

Massino Visconti possiede tutti questi elementi. Ha un centro storico ricco di fascino, un patrimonio di architettura rurale, testimonianze della religiosità popolare, un paesaggio modellato nei secoli dall’agricoltura e una posizione privilegiata tra il Lago Maggiore e le colline del Vergante.

Il Giro dei Cortili continua a essere una manifestazione riuscita e capace di coinvolgere centinaia di persone. Forse il passo successivo potrebbe essere proprio questo: trasformare una piacevole passeggiata enogastronomica in un’occasione per raccontare davvero il paese.

Perché un buon piatto si ricorda per qualche giorno. Una storia ben raccontata, invece, resta nella memoria molto più a lungo.

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