Sono settimane che mi gira in casa una rivista di settore, "Food & Beverage", diretta dal bravo Schieppati. L’ho letta e l’ho conservata per un articolo di Roger Sesto: giornalista preparato ma spesso un po’ criptico nel linguaggio. L’articolo si intitola "Stato dell’arte dei grandi rossi. Ma al ristorante "girano" sempre?". Già il titolo. Ma cominciamo a leggere. Prima riga: "Dopo il boom dei "supertuscans" e dei prodotti iperconcentrati e omologati, oggi è in atto un’inversione di tendenza". Linguaggio per iniziati. Ricorre una parola, "marmellata", che mi ha incuriosito ed intrigato: cosa si intende? Forse vini solidi, che non scivolano nel palato, che ti inzaccherano lingua, bocca e (se versati erroneamente) s’appiccicano a tovaglie e vestiti. Ma quali sono i limiti di questa metafora? Quanto solido deve essere un vino per essere definito "marmellata"? Non si sa. La cosa curiosa che i protagonisti della ristorazione italiana intervistati da Sesto sembrano usare lo stesso linguaggio privo di confini. Sergio Mauri de "La Rimessa" di Mariano Comense dice -per esempio- "I vini marmellata, modello California hanno un po’ stancato; la barrique è ancora abbastanza accettata nei rossi". California? abbastanza? barrique? Theo Penati del "Pierino" di Viganò Brianza è ancora meno chiaro: "un conto è un grande vino di qualità, altro sono le "marmellate"". Dove è la differenza? Giorgio Liberti del "Prato Gajo" di Montecalvo Versiggia dà un suo parere: "la barrique ha un po’ stancato, va spiegata. i vini marmellatosi possono avere un ruolo per avvicinare certi consumatori prima del loro passaggio a prodotti più impegnativi quali Barolo e Bonarda ferma". Vini più impegnativi? avere un ruolo?
Mentre meditavo sul linguaggio vinoso, mi sono messo a cercare un barattolo di marmellata all’uva. Non l’ho ancora trovato. Chissà se riuscirà a farmi capire meglio la metafora? A fare luce su un linguaggio oscuro? Intanto c’è una canzone che mi gira nella testa: "lady marmelade". Avrà un rapporto? Parlerà di donne corpose? Appiccicose? Di qualità?