Padova, settimana scorsa, un’amica mi scrive per il blog:
“Allora… andiamo in una pizzeria dopo aver provato a prenotare altri tre posti…tutto esaurito. Il Locale… unico stanzone stipato di gente, siamo in sette e ci mettono nel tavolo centrale. Non riesco a parlare con il mio vicino; Alberto, architetto, dice che ci vorrebbe poco: dei pannelli per assorbimento acustico, ma soprattutto ci vorrebbe la capacità e volontà di chiedere agli esperti prima di aprire un locale.
L’attesa è lunga, la testa scoppia per il chiasso. Il cameriere improvvisato ci chiede se vogliamo qualcosa da mangiucchiare per ingannare l’attesa. Non è però chiaro se sia un’offerta di ospitalità o un’azione di marketing a pagamento. Alberto chiede e si scopre che bisogna pagare…
Attendiamo cercando di comunicare praticamente a gesti…
Arrivano le pizze. Nulla di che. Mangiamo velocemente come le galline, per andarcene il prima possibile.
Almeno il prezzo non è alto
I camerieri riescono a venderci anche un paio di dolci. Quindi il loro lavoro lo sapevamo fare. Formati per…
Mi vengono tre considerazioni:
– perché non avere attenzione per l’acustica, per la comunicazione, per lo stare bene
– perché stipare tutta quella gente in un unico spazio
– perché prestare attenzione solo allo spillare soldi al cliente…
Comunque, come diceva Berlusconi, non ci sono soldi ma i locali sono tutti pieni… Come se il cibo fosse solo cibo e uscire a cena non prevedesse anche un’attenzione alla persona”.