Per anni l’unico vino passito novarese è stato quello dei F.lli Rovellotti, il Valdenrico da uve erbaluce; unico, solitario e frutto del volere di un enologo di Moncalvo: tal Mario Ronco (i Rovellotti, prima, facevano o facevano fare lo spumante da uve erbaluce. Lui disse basta e, in cambio, li fece “giocare” con il passito). Poi, in maniera un po’ silenziosa, sono apparsi altri passiti, fra cui il Peregrino di Mirù, i cui profumi mi inquietarono a suo tempo (e che oggi dovrei riassaggiare). Da vespolina. Potevano dunque mancare all’appello del passito novarese coloro che da tempo sostengono le potenzialità della vespolina rispetto al nebbiolo? I f.lli Ioppa di Romagnano Sesia. No, di certo. E , dopo la loro strutturatissima vespolina -un vero e proprio stile, ormai- ecco il passito -rosso- da uve vespolina.
Detto passito sarà presentato alla stampa il 14 Settembre 2009 prossimo alle ore 17,00. Leggiamo sul sito aziendale che “l’Azienda Agricola Vitivinicola Ioppa F.lli Gianpiero e Giorgio di Romagnano Sesia, farà la presentazione stampa riservata a giornalisti e ristorazione del primo vino
passito “Stransì”, ottenuto da uve Vespolina”. Interverranno: Giorgio Ioppa, per l’Azienda Ioppa, Liuni Marzio, Assessore all’Agricoltura Provincia di Novara, Francesco Bartoletti, enologo dell’azienda, Otello Facchini, vice presidente AIS Piemonte”.
“Stransi” o “Peregrino”? Ma che nomi gli danno a ‘sti vini?