L’acqua diventa vino

L’acqua diventa vino

Sì, ogni tanto la sento la storiella del vino fatto dall’acqua o meglio dell’acqua che diventa vino. No, ovviamente non quella che riguarda il Nazareno. Quella è la narrazione di un miracolo. Intendo qui le storielle, le leggende metropolitane che parlano di vini “fatti” con l’acqua, tagliati, solo in minima parte ricavati dall’uva.

Sapete, non ci ho mai creduto. Ma ora ho dei dubbi. Sì, il fatto è che se a raccontartele sono i soliti “gnorri” che s’incontrano nei bar e vogliono saperla su tutto: dal calcio alle donne, dalla politica alla società, dal cibo al vino… ecco, direi, meglio non ascoltarli neppure e magari sperare che incomincino a leggere e ad informarsi. Però se a dirtele sono i produttori di vino, inizi a fare attenzione e metti insieme i pezzi di tanti ragionamenti appena accennati. Frasi che parlano di vasche, di feccia e di acqua, di zuccheri e di rifermentazioni, di “vini” da poco, magari frizzantini… E poi ricordi che -una volta- si faceva il torchiato: si aggiungeva acqua alle vinacce e si ritorchiavano. Era una bevanda fresca ed acidula, poco alcolica, asprigna e tannica… Oggi, però, gli zuccheri si aggiungono, magari si aggiunge un po’ di glicerina, se serve un po’ di acidità… e così, forse, l’acqua diventa vino.

Non lo so davvero, ma proprio venerdì sorseggiavo un bianco in un’osteria, 90 centesimi per un decilitro, alla spina, frizzante. Non aveva profumo, se non un po’ di crosta di pane e di carbonica, e in bocca era magro, acidognolo e privo di sapore. Una soluzione idroalcolica che va di gran moda fra gli etilisti del mio paesello. Ma con che uva viene fatta, pensavo. Dove sono i colori della buccia? Dove i profumi della maturazione? Dove la dolcezza della polpa e il sapore dell’estate? Cosa può essere successo a quel vino? Tentavo una risposta: tanta uva e non tutta matura? Un taglio di vini e vinelli? Tre o quattro presassature? Non so davvero.

Forse stavo solo sorseggiando uno di questi vini nati dall’acqua e venduti a nove euro al litro. Un bel vendere. Un mal bere.

 

 

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