Per tutti i baristi che credono alla storiella del bicchiere-bottiglia, un’altra storiella: di segno opposto. Ma ditemi: lo sapete cosa è la storiella del bicchiere-bottiglia? No? Bene, se voi credete che con il costo di un bicchiere di vino vi dobbiate ripagare tutta la bottiglia, voi credete alla storiella del bicchiere-bottiglia. Compri una bottiglia, mettiamo a tre euro, e pareggi con il costo del singolo bicchiere offerto ai tuoi clienti: tre euro, appunto. Voi capite che è difficile pareggiare quando le bottiglie costano più di tre euro. E, dunque, se si vuole applicare alla lettera, si deve comprare vino a basso prezzo e (quasi sempre) di bassa qualità organolettica e gustativa (e magari anche poco salubre). Di solito si recupera il costo con due, tre bicchieri. Ma si sa: c’è chi vuol strafare. Come voleva fare il barista del bar dove andavo –prima- a prendere l’aperitivo. Prima che i clienti si diradassero e che, anch’io, duro di comprendonio, dichiarassi a me stesso che “sì, il vino è proprio cattivo, non vale la pena di berlo…” (“cilappia”, disse una volta un mio conoscente con battuta fulminante). Detto, fatto: cambiato bar. E il bar vecchio è rimasto così vuoto e freddo. Non che non avessi provato a cambiare le cose: avevo, per esempio, suggerito al proprietario di comprare un simpatico e buon vino siciliano: Il Grillo Parlante (a base di uve grillo, bel gioco di parole!) dell’azienda Fondo Antico di Trapani, vino che costava, alla bottiglia, poco più dei due euro richiesti per un aperitivo. O forse ci volevano quasi due bicchieri, non ricordo con esattezza. Comunque sia, niente da fare: il mio era un tenace difensore della storiella bicchiere-bottiglia e non è tornato sui suoi passi. Neppure con altre proposte. Alcuni giorni fa, mi ha telefonato sua moglie, chiedendomi se volevo ritirare del vino bianco invenduto, per farci il riso quando cuciniamo con la pro loco. Vini del 2005, 2006, 2007… vini nati cattivi e morti imbevuti. Neppure buoni per il riso. Il bar dunque chiude, cambia gestione; lui è andato a fare stagione e lei riapre un baretto più modesto in periferia. Credevano alla storiella bicchiere – bottiglia (e non solo). Intanto, segno del fato, infilato fra i radiatori del mio calorifero, ho ritrovato il depliant del Fondo Antico. Un depliant di una decina di cm d’altezza, sui colori solari dell’arancione. In quattro ante. Leggo i nomi dei vini e ripenso quanto mi piacquero, quando li assaggiai: Il Coro, il Nero d’Avola, Il Grillo Parlante, Il Canto… Ah, la storiella del bicchiere –bottiglia!
La storiella del bicchiere – bottiglia
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Un blog così non me l’aspettavo. Complimenti.
Grazie per i complimenti.
Ma lo sai che un mio amico mi ha raccontato di aver sentito un barista dire ad un fornitore che lui vuole vini sui due euro (?) perché li deve poi vendere a cinque euro al bicchiere? Pazzesco! E le cose sembrano andargli bene, perché il locale è pieno, grazie soprattutto ad un buffet di aperitivo assai ricco ancorché squallido (insalata di riso, pasta fredda, salumi, cubetti di formaggio…) tutto servito in piatti di plastica… Quando qualcuno di alzerà a dire che "il re è nudo!"? Aspettiamo…