“Il miglior critico gastronomico è il vostro stomaco. La cena si giudica al mattino”: parole sacrosante, sentite ad ALMA, durante ALMA Viva, accompagnate ad altre dichiarazioni altrettanto semplici in superficie ma complesse da sviluppare: “mantenimento dell’identità”, “il gusto fa selezione”, “niente è più difficile che essere semplici”. Assolutamente d’accordo su tutto, ma soprattutto sulla prima: “la cena si giudica al mattino”. E come giudicare, allora, la mia ultima serata in pizzeria. Arriviamo in venti, beviamo un leggero aperitivo; poi cominciamo con antipasti di affettati e pane e grissini; vino bianco e rosso sfuso, della casa. Neppure troppo acido, né sballato; poi le pizze: io mangio una pizza al tonno (quello in scatola, non fatevi strane illusioni). Il mio vicino sceglie quella ai frutti di mare, ma poi la lascia lì: sa di aceto! Per forza, l’hanno tirata su dalla tolla… La mia non è male; ne prendiamo un’altra in due: ai quattro formaggi. Sa di burro, di latte fresco… che formaggi avranno usato? Boh! Alla fine della cena avrò bevuto un litro di vino. Poi ci bevo sopra anche un bicchierino di Fernet Branca; e una birra con un amico, più tardi, in una birreria del centro. Vado a dormire verso l’una e mi sveglio sei ore dopo con una leggera velatura in testa. Un annuncio di mal di testa. E una decisa pesantezza sullo stomaco e lingua “spessa”. Non ho nulla in casa. Vado a lavorare. Per tutto il giorno permane la sensazione di pesantezza e sono preoccupato per la cena giapponese che ho prenotato per la sera a La Pesa di Verbania, cucina lo staff de Il Piccolo Lago: una seratona! Ce la farò con questa pesantezza? Intanto rifletto: dove è il problema? Il vino? Può darsi. Certi vini mediocri eccedono di solforosa. E questo spiega l’accenno di mal di testa. Ma la digestione? Sarò probabilmente incappato in un pizzaiolo poco avezzo alle lievitazioni, amante dei grassi saturi… Intanto segno sull’agenda che alla Pizzeria La Fattoria di Omegna non ci andrò più. Meglio non rischiare. Intanto arrivo a Verbania e mi siedo con Mirco ed Enrico alla tavola. Ci servono per aperitivo dei fagiolini bolliti e salati, salatini di piselli, pesciolini secchi ed altre cosucce simpatiche e stimolanti… con una lager giapponese ad accompagnare: la Kirin Beer della Kirim Ichiban. Profumata di malto, fresca; poi arriva un bellissimo piatto con sushi, sashimi, nighiri, tataki, wasabi ed altre delizie giap. Sempre la birra ad accompagnare; mezz’ora dopo, è la volta della ciotola di brodo caldo (fatto con il pesce, tonno secco a scaglie) ed un paio di bicchierini di saké (buono, molto delicato). Un piatto di dolci in stile giapponese, cioè fatti partendo dai fagioli, dalla soia e da altre sostanze da noi diversamente usate, ha chiuso la serata. Una grappa Francoli per sigillare e poi ancora saké, finché la bottiglia non è morta… Ottima cena. La mattina, poi, neppure una velatura in testa e tantomeno il mal di testa. Stomaco? Perfetto, libero e funzionante… Sì, la “cena si giudica al mattino”. Lo stomaco è veramente il miglior critico gastronomico?
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