La cucina naturale non esiste (o si?)

Certe cose mi fanno “andare giù di testa”. Tipo l’aggettivo “naturale” associato al vino, “vino naturale”, o alla cucina, “cucina naturale”. Nel migliore dei casi queste definizioni sono ingenuità irrazionali, nel peggiore truffe commerciali.

Sul vino “naturale” si sono già espressi i finanzieri che hanno più volte sequestrato partite di vino che ingannavano il consumatore. Cosa vuol dire infatti “naturale”? Fatto con uva, vinificato coi lieviti, conservato con solfiti… cosa? E poi, se esiste il lato illuminato deve esistere il lato oscuro: cosa è il vino “innaturale”? Quello fatto con acqua e coloranti? Quello ricavato dalle rape rosse? Cosa? Una truffa direi. E poi, un buon vino ben prodotto è sempre “naturale”? Se è così, perché segnarlo in etichetta? Inganna il consumatore ed è truffaldino… da sequestrare dunque. Sì, lo so: c’è una discussione incessante su quali siano i limiti per considerare artefatto un vino. E a livello comunitario si è legiferato sul concetto di biologico, sia in campagna sia in cantina. Ma l’aggettivo “naturale” –che mi risulti- non è stato codificato. Dunque, al termine “naturale” si possono dare significati molteplici. E perciò fuorvianti.

Adesso mi rigiro fra le mani un volantino locale in cui si promuove un “Corso base di cucina naturale”. E la cosa  mi irrita un po’. Cosa è infatti la “cucina naturale”? E cosa è –di contro- la cucina “innaturale”? Leggo che  il Corso è fatto “per conoscere ed approfondire come preparare menù a base di cereali, legumi e verdure, scoprendo interessanti ingredienti ed  imparando ad utilizzarli in modo creativo ed equilibrato”.  Cucina naturale’ Forse meglio sarebbe dire “cucina vegetariana”.  Anche perché mi rifiuto di pensare che il pollo allevato da mia madre sia “innaturale” o che il burro giallo che compro in Ossola non sia “naturale”. Bah!?

Leggo le ricette: “Crema di zucca con riso venere”, “Scaloppine taggiasche di seitan” (un prodotto glutinoso da cereali), Cimette ai broccoli di pesto di timo”, Delizia alle mandorle al cioccolato”… “Gomasio”, “Cous cous di farro alla campagnola”, “Lasagne carasau”, “Spiedini di tofu marinato” (a base di soia), “Veg-Burger”… Si tratta dunque di un corso di cucina vegetariana, non di più. A meno che gli estensori pensino che solo i vegetali abbiano dignità di essere considerati “naturali” (e il pollo di mia madre?). Io non sono d’accordo. E voi?

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One thought on “La cucina naturale non esiste (o si?)

  1. Io penso che ci sia semplicenente un abuso del termine; effettivamente da un punto di vista etico non è correttissimo definire qualcosa naturale a discapito di tutto il resto che di conseguenza è innaturale.
    Come se essere onnivori poi fosse innaturale ahah

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