Negli ultimi mesi mi è capitato, quasi per caso, di leggere due libri e vedere due film che raccontano storie molto diverse, ma hanno qualcosa di sorprendentemente simile: al centro c’è sempre una persona anziana che, a un certo punto, decide di scappare.
Ho letto Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve di Jonas Jonasson e Casa, dolce casa di Andrea Kerbaker; ho visto Fuga in Normandia – The Great Escaper e O Último Azul. Quattro storie lontane per ambientazione, tono e intenzioni, eppure attraversate dallo stesso gesto: un vecchio o una vecchia che rifiuta il posto nel quale qualcuno vorrebbe confinarlo e si mette in viaggio.
Forse qualche anno fa mi sarei limitato a divertirmi per le situazioni paradossali, a seguire le avventure dei protagonisti o a commuovermi per le loro fragilità. Oggi, visto che anch’io sto diventando vecchio, queste letture e queste visioni mi interrogano in modo diverso.
Mi fanno pensare a che cosa significhi davvero invecchiare. Alla paura di perdere l’autonomia, certamente, ma anche al desiderio di conservarla. Al corpo che rallenta mentre la voglia di vivere non necessariamente rallenta con lui. Alla memoria, alle cose lasciate in sospeso, ai conti che prima o poi dobbiamo fare con noi stessi. E poi all’ironia, che forse è uno dei modi migliori per affrontare il tempo che passa.
Soprattutto, queste quattro storie sembrano porre la stessa domanda: “quando si diventa vecchi, chi decide che cosa possiamo ancora fare della nostra vita?”.