Del tenero Romano, distillatore, me ne aveva parlato la prima volta Carlo di Gattinara, della Owl Comunicazione: “sai è un tipo così… contro ogni logica di marketing… incarta con i fogli di giornale le sue bottiglie… dipinge le etichette una per una…se gli chiedono se sceglie i giornali per una ragione, risponde che prende ciò che avanza l’edicola…”. Poi di lui avevo sentito parlare ancora, chi bene (“un genio del marketing… vende grappe a prezzi stratosferici…), chi male (“la , sua grappa è fatta in un laboratorio privo dei requisiti di igiene…), chi diceva che “sì, il personaggio è notevole”, ma “la sua grappa no”. Poi è morto e di lui, ovvio, se ne è sentito parlare meno. Io erano anni che non ne sentivo parlare. Fino ad oggi pomeriggio, quando sono passato da Angelo per farmi un panino. Mi ha accalappiato e mi ha fatto assaggiare due vini che da settimane mi aspettavano: un arneis 2007 docg dei Fratelli Ponte di San Damiano d’Asti (12,5°) e una barbera d’asti superiore del 2005, stessa ditta. Il primo era un bel vino, dai profumi pieni, dolci e lunghi. In bocca era asciutto, fresco e corposo; forse un po’ più abboccato della norma e con un piacevole gusto di frutta oscillante fra il frutto bianco acerbo e il frutto maturo giallo. Riannusandolo, si distinguevano le note floreali, un poco di vegetale e la frutta. Un bel bouquet. Il secondo, invece, mi ha un po’deluso. Non che fosse cattivo, ma era un vino barriquato, dove i dodici mesi passati in legno avevano lasciato tracce profonde. Al naso era infatti resinoso, legnoso e, forse, sotto si sentiva la composta di amarene, la speziatura. Forse. In bocca era subito morbido, leggermente tannico, corposo, denso (per essere un vino, ovvio), dolce. Nel suo genere, un classico. Ma a me non è piaciuto e l’ho detto ad Angelo. Lui ha annuito. E il tenero Romano? Era sulle etichette. Teneri, simpatici e gioiosi ghirigori ornavano infatti queste bottiglie. Disegni carini, non belli. Che lasciano ancora aperto il mistero: artista o grappaiolo? Io non so: mi viene voglia di chiederlo a Carlo, quando lo rivedo.
Il tenero Romano
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A pensarci bene, forse né l’uno né l’altro. Ma, nella moderna logica wharoliana dell’arte, magnifico in entrambi i campi. Capace di rendere artistico il gesto, al di là del valore intrinseco dell’opera. Che dire d’altro? Che mi piacerebbe assaggiare una delle sue grappe.