Il Paese più bello del mondo. E poi?

Sono stato al Salone del Libro ieri. Fra le tante cose viste, i bellissimi libri comprati e le persone incontrate, sono andato anche alla presentazione del libro di Beppe Convertini Il Paese delle Tradizioni, insieme ad Antonino La Spina, presidente nazionale UNPLI, che del volume ha scritto la prefazione e che, in qualche modo, ne è anche l’ispiratore culturale.

Una cosa mi ha colpito molto: l’autore — giovane, brillante, molto telegenico — ha insistito parecchio sui soliti luoghi comuni sull’Italia: il Paese più bello del mondo, quello dove si mangia meglio, il patrimonio UNESCO, i borghi meravigliosi, le tradizioni, il Paese dove tutti vogliono o vorrebbero visitare una volta nella vita… eccetera.

Frasi che sentiamo, sento continuamente. E che, sinceramente, iniziano anche a stancarmi. Perché poi l’Italia è anche il Paese dove i giovani se ne vanno, dove si fanno sempre meno figli perché manca fiducia nel futuro, dove stipendi e pensioni sono bassi, dove tutti sembrano arrabbiati con tutti.

Sarà pure il Paese più bello del mondo, ma è anche un Paese fermo, che fatica a immaginare il domani.

E penso che questo continuo guardarsi indietro, questo celebrare ossessivamente il passato senza alzare la testa verso il futuro, sia un segno di stanchezza: decadenza, rassegnazione, stagnazione.

Mi piacerebbe vedere nascere un nuovo futurismo. Qualcuno che, almeno simbolicamente, abbia il coraggio di dire ancora che i musei sono da “bruciare”. Non letteralmente, ovviamente, ma culturalmente: smettere di vivere soltanto di memoria e iniziare di nuovo a produrre visioni.

Perché le autocelebrazioni continue rischiano di diventare un anestetico collettivo.

E credo che anche Beppe Convertini, che sembra una persona intelligente e curiosa, viaggiando abbia visto che esistono tanti altri Paesi belli, spesso più dinamici e più fiduciosi nel futuro.

Le bellezze artistiche da sole non bastano a rendere felici le persone che ci vivono. Per un po’ consolano, ma non per sempre.

Visite: 58

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *