La prima volta che ho ascoltato Italy di Soap&Skin, mi è subito venuta in mente una poesia famosa di Patrizia Valduga, una poesia erotica: Vieni, entra e coglimi.
Valduga è sempre stata una figura fuori dagli schemi — una donna ironica e provocatoria, seduttrice del poeta Giovanni Raboni — una voce poetica capace di unire rigore metrico e modernità di contenuti. Vieni, entra e coglimi è infatti un sonetto classico, dal respiro petrarchesco, ma scritto con un linguaggio volutamente carnale, quasi liturgico, che trasforma l’eros in rito.
Anche nella canzone Italy ho ritrovato qualcosa di simile: un desiderio espresso in forma quasi materiale, un corpo che chiede di essere nutrito, accarezzato, risvegliato. Il video che accompagna la canzone — con le sue immagini oniriche, mediterranee, due corpi che si sfiorano in un luogo romito e dimenticato — amplifica questa dimensione sensuale e spirituale insieme: un erotismo che non scandalizza, ma induce alla riflessione, che turb(a) nel senso più profondo, come un sogno lucido, un approccio poetico alla nostra storia, alla storia di tutti (o di molti, non so).



Così mi sono chiesto se potesse esistere un legame tra le due opere, se l’artista austriaca Anja Plaschg (Soap&Skin) avesse mai letto o ascoltato la poesia di Valduga. Non ho trovato alcuna prova diretta; mi sono così convinto che, pur forse ignare l’una dell’altra, le due artiste abbiano toccato le stesse corde: il corpo come luogo di conoscenza e l’amore come forma di abbandono e di rinascita.
Testi a confronto
| Patrizia Valduga – “Vieni, entra e coglimi” (da Medicamenta, primi anni ’80) | Soap&Skin – “Italy” (From Gas to Solid / You Are My Friend, 2018) |
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| Vieni, entra e coglimi, saggiami provami… comprimimi discioglimi tormentami… infiammami programmami rinnovami. Accelera… rallenta… disorientami. Cuocimi bollimi addentami… covami. Poi fondimi e confondimi… spaventami… nuocimi, perdimi e trovami, giovami. Scovami… ardimi bruciami arroventami. Stringimi e allentami, calami e aumentami. Domami, sgominami poi sgomentami… dissociami divorami… comprovami. Legami annegami e infine annientami. Addormentami e ancora entra… riprovami. Incoronami. Eternami. Inargentami. | Hear me. Feed me, nurse me, motherly. Lead me, teach me, searchingly. Reach me, release me secretly. Awake me, hopefully in Italy. In Italy, in Italy, in Italy. In Italy, in Italy, in Italy. In Italy, in Italy, in Italy. |
Nel testo di Valduga, l’eros si fa preghiera erotica. Il ritmo ossessivo degli imperativi — vieni, entra, coglimi, tormentami — scandisce un canto di desiderio e di sottomissione che si trasforma in ascesi.
Il corpo parla, comanda, si offre: è il luogo dove l’amore diventa conoscenza e l’annientamento diventa salvezza. Il linguaggio, ricercato e rigoroso nella forma del sonetto, è reso incandescente da una musicalità che fonde passione e rito, come un rosario carnale.
In Soap&Skin, la preghiera si ripete in inglese, quasi come un’eco moderna: hear me, feed me, nurse me, motherly. Il corpo è qui appare più fragile, quasi infantile, bisognoso di nutrimento, di guida, di risveglio.
La voce di Anja Plaschg, sospesa e tremante, trasforma la supplica in una ninna nanna sacra.
L’Italia, nominata nel ritornello come un mantra, non è solo un luogo geografico, ma un simbolo del risveglio del desiderio, della rinascita spirituale, dell’eros come ritorno alla vita.
Le due opere condividono una mistica dell‘eros. In Valduga, la donna invoca di essere bruciata nel gioco eterno della passione; in Soap&Skin, la voce implora di essere nutrita per tornare a nascere. Due estremi di uno stesso atto: quello dell’amore che salva. La poesia diventa canto, la musica diventa corpo. E in entrambe — nella loro distanza di anni, di lingua, di forma — risuona la stessa verità: che l’amore, quando è assoluto, non è mai solo piacere o dolore, ma una forma di conoscenza, di trascendenza, di luce.
Fonti
- Patrizia Valduga, Medicamenta e altri medicamenta, Einaudi, 1989 (testi composti nei primi anni ’80).
- Soap&Skin, From Gas to Solid / You Are My Friend, PIAS Recordings, 2018.
- Intervista ad Anja Plaschg su Addict Culture, ottobre 2018.
- Intervista su L’Indiependente, marzo 2019.